la volubilità umana (parte prima?)

Il titolo è provocatorio. E’ che secondo me “L’essere umano è così volubile…“. Cito le parole di una persona con cui anni fa (anni!!!) mi era capitato di chattare su IRC prima che diventasse quel che è ora (e sì, sono molto polemico).Parte prima con l’interrogativo, perché sicuramente sono tante le dimensioni in cui si manifesta, ma una di queste è il ricordo del passato.”Ah…tempo fa avevo questo…quest’altro…vivevo questa situazione bella…e ora non più”.
Sembra di vederci impuntare i piedi come bambini viziati…
Il passo che spesso ci rifiutiamo di compiere è proprio quello: la comprensione del “non più” (ammesso che di un “non più” si tratti).

Ora, sicuramente è una cosa triste, e la nostalgia…la rabbia…tanti sentimenti contrastanti ci attanagliano, ma qualche giorno fa delle parole semplici semplici mi sono venute come risposta dal cuore: “…ma l’ho vissuto, e di questo nessuno potrà privarmi”. Può sembrare semplicistico…ma ci avete mai pensato?

Certo, non ripaga della perdita subita, ma forse il problema è proprio quello: non si tratta di recuperare qualcosa/qualcuno che si è perso, ma di far fruttare quanto vissuto per continuare a costruirsi.

Ho fatto un viaggio, una volta, in compagnia di un angelo, siamo volati lontano. Ora quell’angelo non c’è più. Mi sono arrovellato, mi è scoppiato il fegato a volte (quasi letteralmente), ma in questo modo mi sono privato di una cosa meravigliosa: quel viaggio l’ho fatto, e quei ricordi, quelle immagini, possono ancora “deformare” la mia bocca in un sorriso, che può essere l’inizio di una giornata diversa ,vissuta anche nel ricordo, ma proiettata nel leggere cosa ci passa il menu, e nel valutare se è il caso di fare spesa e cucinare da soli, magari anche per qualcun altro.

Questo post sicuramente vi sembrerà oscuro, chi mi conosce bene leggerà mooooooolto tra le righe, ma non è questo il problema. Solo noi possiamo decidere cosa filtrare del passato, cosa mettere in una bisaccia troppo piccola per contenere tutto ma necessaria per il viaggio che facciamo.

Per il resto…tutto ha il suo tempo. Un mio amico nordafricano (ah…la fraterna saggezza islamica…) mi ha pacatamente detto “Giovanni…non preoccuparti…tutto arriva ad un punto. Le persone sanno cosa vogliono, e prima o poi devono fare i conti con i desideri del proprio cuore. Se qualcosa ti aspetta…arriverà, non impazzire. Se non arriverà…sarà per far posto ad altro“. Certo, è anche questione di fede, ma diciamocelo: chi in Dio, chi in sé stessi, nel Caos, nel denaro o in una persona amata…tutti ne abbiamo, il problema è fare la scelta giusta!

Un ABBRACCIO a tutti! (<– il link non è casuale…dateci un’occhiata, vi farà bene. Ne parlerò sicuramente in seguito…).

9 Commenti a “la volubilità umana (parte prima?)”

  1. L'altro angelo scrive:

    Parole “sante”! mmmmmmmmmmmmmm………. :-)

  2. giovanni scrive:

    hmmmmmmmmmmmmm…..:D
    Grande AltroAngelo!

  3. Pideye scrive:

    Sai bene che sono volubile ma che francamente odio la volubilità mia e degli altri. La provvisorieta’ di un sentimento, di una certezza che ovviamente non e’ tale, di un momento…! Accettare il cambiamento….mi sembra l’obiettivo di una strategia di markenting per una azienda di informatica…! ma la vita..beh e’ un’altra cosa. Mi piace cambiare ma odio dover lasciare andare alla deriva cio’ che invece vorrei potarmi dietro per sempre. Ti sembra sbagliato?

  4. Pideye scrive:

    Sai bene che sono volubile ma che francamente odio la volubilità mia e degli altri. La provvisorieta’ di un sentimento, di una certezza che ovviamente non e’ tale, di un momento…! Accettare il cambiamento….mi sembra l’obiettivo di una strategia di marketing per una azienda di informatica…! ma la vita..beh e’ un’altra cosa. Mi piace cambiare ma odio dover lasciare andare alla deriva cio’ che invece vorrei potarmi dietro per sempre. Ti sembra sbagliato?

  5. Gilberto scrive:

    Mi fa riflettere che l’uomo “antropomorfizzi” tutto ciò con cui viene a contatto, inclusa l’economia. Quaesta deve essere estremmente fluida per rimanere a galla, se si cristallizza l’azienda fallisce. L’economia antropomorfizzata, tra le altre oggettività, riflette ciò che è l’uomo quando vuole essere felice. Il “problema” dell’uomo è che quando le sue necessità sono proiettate all’esterno e diventano oggettive, come per esempio l’economia appunto, allora per qualche motivo alcune non sono più un punto cardine da realizzare nella quotidianità. Come un bimbo viziato che magari sa che una cosa è pure giusta però non la fa lo stesso e preferisce sbagliare, magari solo per spirito di ribellione contro il papà o la mamma! La quotidianità in effeti è proprio l’origine di tutte le strategie vincenti solo che l’uomo se ne scorda perchè è filosofo e si mette in testa che deve trovare i motivi per cui la propria vita non deve essere vincente come una ricerca di marketing. Tutta sta filosofia pure io per dire che sono d’accordo con Giovanni, senza assolutamente minimizzare le sofferenze di chi vorrebbe uno scaffale infinito dove raccogliere tutto ciò che incontra nella vita. Spesso il voler conservare tutto è solo il sintomo di un egoismo da bambino viziato (da essere umano medio come sono anche io del resto ma almeno me ne rendo conto) che vuole compiacersi dei propri possessi senza curarsi più di tanto dei desideri di questi possessi che magari avrebbero preferito altri scaffali!

  6. gilberto scrive:

    Ovviamente ciò che per me in una strategia di marketing “esistenziale” è vincente non sono tanto i risultati -che possono essere pure nefasti perchè magari provocano diabete, dipendenza, ignoranza, alienazione ecc- ma il metodo: efficacia e chiarezza degli obiettivi. Che poi alcuni non hanno in chiaro i propri obiettivi non significa certo che chi ce li ha sbaglia! Mica è una legge rivelata?
    Del resto molti uomini che non hanno i punti fissi socialmente accettati possono vivere in maniera gratificante se hanno fede nei propri. Anche la certezza nel Nulla è una fede!

  7. gilberto scrive:

    Nel Nulla ma anche nel non lasciare andare alla deriva ciò che invece si vorrebbe portare dietro per sempre.

  8. giovanni scrive:

    Questo blog sta finalmente funzionando.
    Dopo la novità, gli apprezzatissimi “bello!” e la ricerca di accessi e visite…sta tirando fuori le criticità di tutti noi, e le mette a confronto. Tutto questo mi riempie di gioia, perché alcune cose, invece di passare nel silenzio, entrano in gioco.

    Cara Pideye…io e te sappiamo bene di cosa parliamo, ognuno può leggere tra le righe delle parole dell’altro, e questa è una bella cosa.
    Ti replico: no, non è una “…strategia di marketing per una azienda di informatica…”, anche se nel mio caso il paragone sarebbe azzeccato dal punto di vista lavorativo. Odio il marketing, ho una percezione “sporca” del denaro come simbolo di uno scambio interessato volto a profitto, il tutto condito da varia filosofia da “altromondopossibile”.
    Ma non è questo il punto.

    Il punto è che semplicemente non si tratta di marketing.

    Se così fosse…sarebbe marketing la parola di Cristo stesso, con i suoi “semina questo e raccogli quest’altro…”, sarebbe marketing la strategia simile di Ghandi, di Martin Luther King, sarebbe marketing il nostro alzarci con la voglia di vivere davvero una giornata, sarebbe marketing un genitore che si ribella di fronte al masochismo del figlio perché non riesce a vederci soffrire…tutto sarebbe marketing.Anche i tipi che si abbracciano gratuitamente in piazza.

    Ma non la vedo così. L’economia in senso lato non è un punto di partenza, ma una ennesima concretizzazione di una delle infinite potenzialità umane, che purtroppo ha preso il sopravvento non solo negli scambi materiali, ma anche in quelli culturali e spirituali: e questo non per una sua intrinseca forza, ma semplicemente perché per l’uomo è più facile e “sicuro” depredare che semplicemente dare, avere o costruire. I termini possono somigliarsi, ma l’impostazione di fondo è un’altra.

    Pensare che tutto questo sia marketing…beh, dà ragione a quel rompipalle tedesco del XIX secolo di nome Karl, che ha lanciato l’allarme dell’assetto “economista” percepito come “natura”, ovvero l’unico possibile.

    E invece non esiste un’alternativa, ma infinite.

    Una di queste è quella che propongo come mia. Magari un giorno incontro un pilone della metro contro cui sbattere la testa, pazienza…almeno me lo sono cercato io, non me l’hanno lanciato contro.

    No…piccola…non è marketing, ma è un pezzettino di vita quotidiana, fatta di rinunce, di gioie, di ribellioni…di tutto.
    Accettare il cambiamento e lasciare andare alla deriva…le vedo come due cose distinte.

    Ti voglio bene, anche (soprattutto?:)) per le volte in cui ci confrontiamo da piani diversi.

    E veniamo a te, Gilbo caro…una cosa mi ha colpito, il parlare dei “desideri dei possessi”. Sei sempre il solito grande sovvertitore :)

    Sto male quando perdo una parte del mio mondo, ma sto peggio ancora quando mi rendo conto che dopo aver fatto di tutto per riottenerla (poniamo senza riuscirci), ho perso tempo (=vita) impuntando i piedi come un bambino viziato.

    Reagire, è per me l’unica possibilità, perché solo reagendo riesco a spezzare i mondi imposti, a non farmi sfuggire attimi di vita che non torneranno più…

    Non è detto che i miei scaffali siano quelli giusti, forse non è neanche giusto che ne abbia!

    Non la vedo come rassegnazione, ma come una presa d’atto. Dopotutto, questo è certo, non è imponendo il mio mondo che ottengo quello che voglio. Se voglio l’amicizia di una persona e le impongo di darmene…beh, quello che avrò non sarà certo amicizia.

    Mi sono dilungato abbastanza…che dire, grazie! :)
    Un abbraccio immenso.
    Gio

  9. Pideye scrive:

    Lo scaffale in cui ripongo le mie “egoistiche collezioni” , rese concrete dal mio “desiderio di possesso” si ritrova vuoto e polveroso…e mi sovvien l’eterno e le passate stagioni…e penso…si ok..cercare di riprendersi il passato è tempo perso…ma non sara’ che ho perso anche tempo qundo il passato lo vivevo come presente e lo proiettavo nel futuro?;)

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