Nulla di nuovo sotto il sole…

Quante volte l’abbiamo sentita!Io non le conto più.
Luoghi comuni del cavolo!…” dicevo un tempo con veemenza e più incisivo turpiloquio…

Un tempo in cui ero…come dire…malato d’Illuminismo: di quello distruttivo, del tipo “distruggo distruggo…ma intanto non mi sono preoccupato di ricostruire e ora sono fregato“.

Ho imparato questo: a volte bisogna ricominciare da zero, in tutti i sensi.

Ad un certo punto della mia vita mi sono reso conto che a forza di dare per scontate molte cose…le si annulla.

Ad esempio, alzi la mano quante persone conoscono davvero il significato delle parole “ti amo”.
Qualche mano la vedo…

Quanti le hanno mai dette anche al di fuori di un rapporto di coppia? Niente malizia…
Pochissime mani

Quanti si sono resi conto di averla detta senza sapere davvero cosa significa…o magari rendendosi conto di averla un pochino inflazionata?
Ecco, altre mani.

A me è successo qualcosa di simile, a cominciare da tanto tempo fa, e in tante situazioni.

Distruzione, tentativo di ricostruzione…tesi e antitesi, corsi e ricorsi…mi sono ritrovato iperalfabetizzato, magari erudito, ma vuoto nell’animo (facciamo non abbastanza pieno, altrimenti mi metto paura da solo).

Mi sono svegliato una mattina (letteralmente) ed ho detto “ricominciamo ad imparare“.

E’ come se si potesse disimparare l’equilibrio in bicicletta e si montasse su…si ricomincerebbe a cadere.
A che serve?Beh…magari con il tempo, andando in bici “imparato” ho cominciato a sottovalutare i pericoli, le buche, troppo sicuro di me: un giorno ne becco una enorme che mi spalma sull’asfalto. Non è bello…e le ferite sono più difficili da rimarginare quando si è grandi.

Nulla di nuovo sotto il sole“, è contenuto in Ecclesiaste 3 (qualche anno fa non avrei mai pensato di parlare di certe cose, come si cambia…).

Ogni cosa Dio l’ha fatta bella a suo tempo. C’è un tempo per amare, un tempo per odiare…ne ho fatto riferimento anche in risposta ad un caro amico in questo stesso blog.

Tutto accade,e riaccade, in combinazioni infinite, che danno l’illusione del continuo cambiamento.
Mi ricorda un po’ il “tutto scorre” unito al “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Come orientarsi? Dov’è l’indice di questo libro?Nella vita di ogni giorno (per me).

Tornare bambini, che per me sono perfetti esploratori, liberi da vincoli e schiavitù…e guardare con cuore libero a quanto succede. Correre il rischio, magari in maniera un po’ incosciente (quanti rimangono allo scuro perché prima pensano che la lampadina potrebbe esplodere?Magari nessuno, ma è per rendere l’idea), beccarsi sberle, ma anche gratificazioni, e se proprio va bene…un bacio.

E’ vero che tante cose dobbiamo semplicemente accettarle…ma la bravura sta nel mantenerle NOSTRE, e nel cogliere qualunque occasione per crescere: amore…odio…creazione…distruzione…bianco…nero…
Capitoli che si chiudono con lacrime, altri che si aprono, altri che non riescono a chiudersi e altri ancora che sembrano volersi riaprire, per non parlare di quelli che bruciamo…è impressionante.

Più volte ho pensato a tutto questo, ma mi sono sempre fermato sull’orlo della domanda “Sì, ma perché?“.

Forse una risposta definitiva non l’ho nemmeno trovata, ma a volte ci si ferma davanti all’assenza di una risposta, e si fa marcia indietro, per ripercorrere sempre la stessa strada.
E se ponessimo una questione inesistente? Ammesso che la risposta non ci sia, e se provassimo a cercarla? Una volta trovata sarebbe qualcosa di completamente nostro, una parte di vita da donare, a sé stessi, a chi incontriamo, a chi vuole…o anche a nessuno.

Perché sarebbe nostra, e la conseguenza più bella e ricca di qualsiasi esperienza (dolorosa o piacevole) di tutto ciò si chiama consapevolezza.

Perché secondo me è questo il problema.

Mi piace parlare della consapevolezza “per negazione”. Consapevolezza non è vivere in maniera eterodiretta, non è specchiarsi solo negli occhi di chiunque altro, non è una preghiera precompilata ripetuta a mo’ do mantra, o meglio a mo’ di loop, non è una stretta di mano a chicchessia, non è un abbracci svenduto, non è annullarsi nell’autocommiserazione, non è considerarsi immeritevoli di qualunque cosa…non è niente che non abbia a che fare con la nostra crescita, mentale e spirituale, anzi ne è la conseguenza e il presupposto di quest’ultima.

Manco di tanta consapevolezza, ne ho mancato in passato, ne manco ora, ci sto male (dopotutto è l’ignoranza a generare fantasmi) ed ho fatto star male tante persone, alcune delle quali continuano a volermi bene.

Un tempo pensavo che fosse troppo tardi per imparare, per crescere, per attuare rivoluzioni: da quando ho smesso di pensarlo ne ho quasi ogni giorno.

Quel che verrà…beh, spero di raccontarvelo.

Lacrime di donna

State molto attenti a non far piangere una donna:
poi Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell’uomo,
non dai suoi piedi perché debba essere pestata,
né dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere uguale….

un po’ più in basso del braccio per essere protetta

e dal lato del cuore per essere amata.” – Talmud

Non importa quanto abbiate litigato, quanto lei ti abbia fatto star male, quanta rabbia ti abbia tirato fuori, perché quando ti ama, lei mette da parte e ingoia ogni boccone amaro che le porgi, a ragione o a torto.
Solo stalle vicino, anche e soprattutto quando piange, anche se sai che vi direte addio, perché due sono le cose più laceranti per un uomo: il pianto di una donna e quello di un bambino.

Vi prego, non imparatelo a vostre spese.