Volere volare
venerdì 30 marzo 2007Questo video mi ha commosso.
Tra un sorriso, una vera risata, tenerezza e tristezza…l’enorme forza di volontà di questo personaggio mi ha fatto molto riflettere su me stesso.
Beh sì, perché anche io ad un certo punto non mi sono più accontentato di “somigliare” a qualcosa che potesse volare, e visto che di correnti che mi portassero in alto non ce n’erano…ho deciso di prendere il mondo e ribaltarlo, così che, se proprio devo cadere…voglio farlo volando a tutti gli effetti.
Come gli alberi nascono dalla terra e ti aspetti di trovarli lì, in un terreno più o meno pianeggiante, che si sviluppano verso l’alto…così erano mie radici che ho preso e stravolto, quasi capovolto, perché per quanto care, per quanto forti e robuste…beh, mi tenevano ancorato a terra.
Li ho estirpati, ho raccolto i miei chiodi e li ho fissati dove e come volevo.
Non vedevo il fondo, non vedevo il pericolo, né il dolore, ma sapevo che l’avrei incontrato, e che anche lui mi avrebbe insegnato molto.
Così ho spiccato un salto, che per me è un volo, ed ora plano (non cado) con gli alberi da schivare, l’aria gelida che scalda i miei occhi fino a farli lacrimare, guardo la mia vita, quello che è stata, pensando a come sarà , a come voglio che sia.
Volo, e piano piano le ali mi spuntano, e le agito, sono piccole, deboli, ma il vento le tonifica, lo sforzo le fa sviluppare.
Sono felice, incosciente, e mescolo tristezze passate a gioie presenti e paure future nelle lacrime che continuano a uscirmi dagli occhi…
Amici e amiche mie, sto volando!
Non vedo ancora il fondo, non so se volando così riuscirò ad imparare a volare in modo da non cadere a terra e farmi male (ma mai in modo irreparabile, fidatevi). Intanto agito le mie ali, che piano piano diventano più grandi e si riempiono di piume.
Forse, arrivato in fondo, planerò, il mio petto sfiorerà l’erba bagnata e prenderò il volo vero: allora tornerò indietro, prenderò un albero, lo riporterò a terra e lì costruirò il mio nido, tenendolo caldo nel frattempo…
Se nessun albero avrà retto con i miei chiodi…a terra ne troverò altri, o ne pianterò io stesso.
Se invece cadrò…
…mi curerò le ferite, e imparerò a correre.
Grazie a tutti voi che siete sempre qui, che mi scrivete, mi fate sentire meravigliosamente circondato.
Grazie proprio a tutti, anche a chi (in ultimo ma non per ultimo) so che viene, legge, forse si commuove, ma non ha ancora il coraggio di scrivermi…non voglio perderti, anche se sto volando in verticale ed il rischio c’è…
Grazie a Dio, che non mi ha mai abbandonato, e comunque mi concede il dono di dire ancora “…che vita!“.

