Ciao Paolo.
lunedì 20 agosto 2007
Dolcissimo Paolo, oggi sono solo in ufficio, quasi tutti sono ancora in ferie, e io sono rintanato qui dentro.
Ho voglia di scriverti, per salutarti, e per abbracciarti.
Paolo Paoletto…le lacrime si stanno sicuramente sprecando…e non ti nascondo che qualcuna è uscita furtivamente anche da me…ma credimi, sono molto più tranquillo ora che so che non soffri più.
Perché sì, ora che tutto è passato possiamo dirlo: ne hai passate veramente di tutti i colori!
Piccolo mio…nel pieno delle tue forze e dei tuoi nemmeno 18 anni ti sei ritrovato a dover pagare sul tuo corpo tutta la delicatezza, la precarietà , il dolore della condizione umana. Tutto insieme, tutto tu.
Ma non sono qui per piangere, bensì per ringraziarti, e con un sorriso
Di cosa? Sempre il solito spiritoso…ma di tutto quello che mi hai donato nelle poche volte che sono riuscito a vederti in questi ultimi 2 anni di calvario che hai vissuto!
Ecco…non mi fare quella faccia sorniona…
Certo ti ho visto stanco, a dir poco…ma non ricordi che mi sorridevi ogni volta?A-haaa…ricordi eh?
Anche quando magari eri un po’ imbarazzato a farti vedere, anche quando proprio non ce la facevi…hai sempre, e dico SEMPRE avuto un sorriso per chiunque.
E credimi, ogni volta che ho pensato a te, ho pregato per te, ti ho immaginato sorridente, con i tuoi familiari (che tu lo sai, piangevano di nascosto, ma noi teniamocelo ancora segreto, facciamo finta di non saperlo…), con i tuoi amici che hanno letteralmente invaso la tua casa…la camera dell’ospedale di Padova…oddio che risate…
Senti questa.
Qualche giorno fa, quando sei tornato a casa, ad un certo punto hai cominciato a chiedere dei tuoi amici, a farli entrare massimo 3-4 alla volta nella tua stanza (io non sono entrato, ho preferito lasciarti alle loro grinfie, ma c’ero!
).
Allora, uno di loro (fuori c’era un assembramento che sembrava Woodstok!), non so come si chiama…un tipo magro…credo faccia l’attore di teatro…non so.
Insomma, vede il tuo fratellone che si rabbuia e da buon attore gli viene un lampo di genio teatrale.
Fa (con un’espressione da simpatica faccia da culo che solo a ricordarlo esplodo!):”Oddio…me lo sento…ora mi chiamano…speriamo che capito con Paolo CHE L’ASSISTENTE E’ PROPRIO STRONZO!”.
Mi sono spaccato.
Questo mentre Lillo e Milo scorrazzavano in giardino. Ah…credo che Milo si sia preso una sbandata per una delle tue amiche…ma questa è un’altra storia e non mi va di fare l’impiccione.
E poi, Paole’…che dignità …sì, m’hai insegnato proprio quella.
So dei momenti passati, so del modo in cui li hai affrontati, in dignitoso e composto silenzio, sempre lottando contro quei mali che ti hanno assalito.
Dolcissimo Paolo…con te ho bevuto l’ultima coca cola fino ad oggi, sai?”Giova’…prenditi un po’ di coca cola!” mentre i tuoi amici ti coccolavano…Dio vi benedica tutti!
Penso che mi verrai in mente le prossime volte che la berrò!
E poi l’altra notte, il telefono che squilla, e io che capisco che avevi smesso di soffrire.
Ecco…scusami…mannaggia la gola che si annoda e gli occhi che si strampalluzzano…
Dicevo…me lo sentivo, perché avevo capito dalla tua serenità che eri pronto.
Troppo, Paole’…troppo sei stato male, eppure troppo ci hai dato…sei stato e sei immenso.
Quanto ho pregato per te…quanto ABBIAMO pregato per te…beh, sì, da buon biscazziere ho coinvolto un bel po’ di persone della mia cricca romana…sembrava ti conoscessero da sempre pur non avendoti mai visto!
Ora riposa Paolo, non ho nemmeno bisogno di chiedere a Dio di farti star bene, perché l’anima mia e quella di ogni persona che ti è stata vicina mi dice che ora sei in braccia sicure.
Nulla può più toccarti, nulla può farti del male, ora sei più invincibile di prima!
Certo, io da qua vedo il sole che sorge, ma tu puoi toccarlo e illuminarlo!
Dio ti benedica, Paolo, come ha benedetto tramite te l’angolo di mondo che ti ha incontrato.
E quando un giorno ci rivedremo, ti prenderò, e dopo averti abbracciato, ti lancerò in aria e ti riprenderò, e ancora e ancora, per riascoltare le tue risate, stavolta leggere, ma come sempre sincere.
Ti voglio un bene immenso, Paolo, te ne vogliamo tutti: grazie per tutto quello che ci hai dato.
Giovanni, il figlio della maestra Cristina (quella matta)


