De Matita Morbida.
martedì 30 ottobre 2007
Mi ci ha fatto pensare Daisy, ieri sera.
Tra le cose che ama (e quando dice che ama qualcosa…l’ama proprio) ha annoverato “Scrivere i propri pensieri con una matita morbida“.
Devo essere sincero, non l’avevo notato prima.
Mi ha colpito.
Abbiamo iniziato a parlare di matite…grafite…macchie sulle mani…e tuttora continuo a pensarci.
Come, ad una matita? Sì, ma ad una matita morbida.
Le compro anche io, sempre così, non altre.
Ho sempre amato scrivere con la matita, ma non ho mai pensato al perché.
Il contatto delle dita con il legno, per me sempre vivo, che prende il tuo calore, inala il respiro della tua pelle.
La punta ben temperata, potata, modellata, pronta, opaca, il legno attorno alla grafite prima chiaro e poi piano piano scuro, e poi chiaro ancora una volta ritemperata (un ciclo, come il giorno e la notte).
La grafite che colora la punta del medio e dell’anulare (ho uno strano modo, dicono, di impugnare matite e penne).
Il suo odore, non acre come l’inchiostro, ma morbido, minerale, presente.
E quando ti macchi le dita…sul momento non corri a lavarle, basta strofinarle un pochino, la macchia va via (tranne che vicinissimo all’unghia, di lato) e rimane l’odore, gradevole.
Ma soprattutto, la matita morbida è come una voce sincera: segue il timbro dei pensieri, senza tradirli, senza nasconderli.
Ricordo, rabbia, sorriso, riflessione, colpa…tutto si riflette in forme, tratti, pressioni sulla carta, briciole di grafite che creano piccole sbavature, parole incancellabili (anche passando la gomma, rimangono impresse) ed altre che vanno via senza lasciare traccia.
La matita morbida: un ricordo ritrovato.
Grazie


