Nordici venti ristoratori

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Ascoltare i Modena City Ramblers risveglia in me sapori e venti di cambiamento mai in realtà sopiti (obrigado, margherita).
E mi ricordo che ho un modo di vedere, di fare e di dire…bello e scomodo, maledettamente benedetto (qua sarebbe utile nominare la figura retorica utilizzata, ma non sono il mio forte, come ho già detto altrove).

Masticando figure retoriche, ripenso al tipo nuovo dei giornali alla metro.
Prima di lui, una fanciullina simpatica, capelli neri, lunghi e ricci che scoppiavano a fontana da sotto lo stretto e lanoso cappuccio, avrà avuto ‘na ventina d’anni, occhioni neri svegli e pieni di un silenzioso “buongiorno” rivolto a tutti, anche nelle mattine fredde, ventose, di quelle che ti fanno imprecare dal momento in cui poggi il primo dei due piedi giù dal letto.

Ora c’è ‘sto tipo nuovo.
Non so dirvi la nazionalità, ha la pelle di cioccolato.
E sta lì.
Con un sorriso più bianco di tutti (forse per il contrasto con la pelle).
Sta lì, ti porge il giornale, “buongiorno“, e sorride.

Sorride.

Cazzo, a me per sorridere a volte serve questo o quello…certo non sorrido al lavoro…e a lui basta stare lì.
Ma un sorriso “arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona“, ed è proprio vero, credetemi, è bello avere quel sorriso la mattina, come ho avuto quello della tipa prima…e tutti i sorrisi incontrati in tre anni di metropolitana quotidiana.

Il perché, poi, la press-people metropolitana sia quasi sempre sorridente, non si sa, ma è un po’ uno di quei misteri che non si vogliono conoscere, li si riceve e basta.
E’ un po’ come un atto di fede, che ti fanno parlare a scroscio e pensare a cascata quando lo vivi, e come potete vedere questo mi sta succedendo.

E ripenso alle fobie, alle rabbie, a chi risolverebbe i problemi in medio oriente con l’atomica, “…così tornerebbero con quel culo negro sulla sabbia, come meritano, quei bastardi” (e questo l’ho ascoltato con le mie orecchie, da una persona qualsiasi, scusatemi, una nullità qualsiasi, in un giorno qualsiasi, non in un folle proclama televisivo, e ciò è molto preoccupante), a chi dice “…ha ucciso…scusa, di dove era? Calabrese? Ecco spiegato tutto“.

TUTTO CHE?

E ripenso alle facce (spesso anche la mia) che si chinano davanti alla miseria.

Ci avete mai pensato?

Qualcuno diceva che gli ultimi saranno i primi.
Fede a parte, riflettiamoci storicamente, materialisticamente, riduciamo al massimo comune denominatore, così ci capiamo.
Perché abbassiamo lo sguardo davanti a un “barbone”? (orrenda parola volontariamente usata in maniera provocatoria e bastarda).

Eh, perchè?

Perché non lo merita? Alcuni lo pensano. Ma sono merda, e questo è velo ideologico e niente più.

Perché puzza? Altro motivo. Ma che hai paura di prendere, con una puzza? Perché tu in quelle condizioni profumeresti di petunia?

Perché dà fastidio…uhm…ci siamo quasi.

Riflettiamo, forse più che fastidio…è imbarazzo.

Ci avviciniamo.

Imbarazzo…ma di cosa?Ti vergogni di qualcosa? Hai fatto qualcosa di male?

Forse…forse è qualcosa che NON è stato fatto.

E se fosse che…quelle situazioni…sono il segnale più evidente di un sistema fallimentare?

E quel sistema siamo tutti.

Allora, ci sono dentro anche io, fino al collo, ne faccio parte e lo nutro, diciamolo a scanso di equivoci.
Non c’è NIENTE di male a volersi costruire un futuro, una casa, un lavoro decente, una cerchia di amici, una famiglia se si vuole, ecc ecc.
Questo per fugare ogni ragionamento del tipo “se ragionassi così dovrei sentirmi in colpa per le cose più normali“.
No no, ammettiamolo però, gli ultimi diventano grandi, i primi, non solo perché sono molto più di noi, ma perché sono verità, anche se spesso inconsapevole.

E allora…cominciare a vivere in maniera un pochino più responsabile no?
E magari, mettere da parte le questioni di pelle e di nazionalità?
O meglio, parliamone in termini obiettivi.

Che poi ci siano problemi da affrontare, come una immigrazione mal gestita…o delle situazioni di scontro culturale possibile o reale (mettendo da parte quelli inesistenti e pilotati, che ci sono pure tra nord e sud Italia, cari italici compatrioti)…o criminalità concentrata in determinati contesti (MA NON SOLO)…questo è un altro discorso, DA AFFRONTARE.
Ma parlare di legalità, non equivale necessariamente a parlare di stato di polizia, di atomica, di vagoni di merce umana o roba del genere.

Se si affrontassero le cose con più cognizione, più coscienza storica, più materialismo (quello vero, non quello avvilente e mercificante), con più fede, per chi la sente (come me), con più umanità, per dirla con una parola, allora potremmo veramente fare qualcosa.

Giorno per giorno, come giorno per giorno si vivono le cose migliori.

Perché io non cambierò il mondo (sicuramente), né lo vedrò cambiato (quasi, sottolineo il quasi, sicuramente), ma potrei essere goccia di un oceano, non so se mi spiego…

E allora lì sì, potrei dire che sto bene, vivere bene, veramente, e se pure la mia vita finisse domani, rimarrebbe di me qualcosa di troppo bello a tutti quelli che mi amano, e riuscirei a godere delle cose piccole (leggi “immense“) come un sorriso gratuito di un uomo di cioccolata non molto alto, magro, con un buffo cappuccio, che è capace di donarmi questa smorfia della bocca tecnicamente insignificante, e mi appare felice, almeno in quel momento.
E io, quante volte sorrido al lavoro, seduto, con la mia scrivania, il mio computer,la mia poltrona e il mio telefono?

Buona vita a tutti, un abbraccio e un sorriso, che servono tanto.

Vostro,
Giovanni.

P.S.: non ho intenzione di morire domani, ovviamente era per dire, c’ho tanto, tanto da fare ancora…UUUUUH…anche se a pensarci bene una volta uno m’ha detto in faccia tranquillo, davanti a una pizza e a tanti amici “…che poi…niente di personale…ma la gente come te io la metterei davanti a un muro e gli sparerei un colpo, l’ho capito subito come sei. Ma non prenderla male…per carità…io potrei anche volerti bene“. Gli avevo appena chiesto di passarmi la maionese (cazzo quanto mi piace la maionese…)
Uh che sollievo, pensavo mi volessi male!
Al che gli ho risposto, tranquillo fuori ma tremando fin dentro le testosteroniche mutande dei miei vent’anni, (pur sapendo che quello un’arma ce l’aveva veramente, e di ordinanza) “…ok, fallo o taci“.
Come è andata? Ne sto parlando.

Quel giorno più non ci parlammo avante…

Scusatemi per il lungo ps…ma m’è venuto in mente all’improvviso.
Sono stato incosciente forse, ma in fondo è bello poter raccontare una cosa del genere.

P.P.S.: ho appena riletto il tutto…ci tengo a precisare…il testosterone è sempre lì come allora :D

Una rispsota to “Nordici venti ristoratori”

  1. Nicoletta scrive:

    Non so esattamente cosa scrivere, so solo che mentre leggevo il tuo post mi è venuto in mente un episodio che si è svolto all’uni giovedì scorso. Una ragazza ha fermato me e altre due mie amiche al primo piano di Lettere chiedendoci di poter parlare della prossima assemblea degli studenti, delle varie richieste da fare al rettore ecc. “Non mi interessa”- l’ho liquidata così. Fausta, una delle mie amiche, mi ha detto che spesso osserva queste persone così attiviste e prova un senso di insignificanza (me lo sono inventato perché rendo l’idea). “Ma sarà solo quando sarò uscita di qui che cambierò il mondo, almeno il mio”- le ho risposto. L’altro giorno poi in autobus il telefono mi è caduto, una rom (credo) me lo stava fregando quando una donna dell’est europa che stava seduta vicino a me l’ha ripresa ad alta voce e l’ha costretta a restituirmelo. Che strane cose, eppure è così facile dare giudizi.
    Lo so, non ho un filo conduttore, ma ora non lo voglio.

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