Amaramente (reprise)

vita
Foto di Cristina Ferraiuolo, tratta da Repubblica.it

Un “reprise” a così poco tempo di distanza è preoccupante, se continua così dovrò promuovere “amaramente” a categoria del blog, e davvero non vorrei farlo.

Amici cari, oggi ho scoperto un’altra volta l’acqua calda, un’altra delle tante che abbiamo sotto il naso tutti i giorni, ma sfido chiunque a rendersene conto davvero (ammesso che io stesso ci sia riuscito).

Allora oggi vedo un…uhm…brutta parola che sto per usare…ma rende: un barbone.
Un barbone ubriacone.
Ecco, l’ho detto, ed è bruttissimo.

Ho provato pena, e tanta. Ma non quella pena da bigocazzo benpensante nullafacente, ma proprio pena nel senso di dolore, condiviso con la specie umana, in quel momento punto comune tra me, e lui.

Insomma, quante volte rido/ridiamo pensando alle volte in cui ci “devastiamo” con fiumi di birra…cibo…ridere…ecc…ecc…
Quella sensazione, diciamolo, è bella.
E’ divertente perché sei a casa, non hai pensieri (il discorso di farlo senza mettere/rsi a rischio è superfluo in quanto sottointeso), e sai che puoi esagerare.

E lo fai.

E lo dice uno che quando capita, in compagnia, divertendosi, lo fa, eccome.
Poi recupero, cibo sano…tanta acqua…una bella dormita…e tutto è ok.
Si può fare.

Ma c’è una differenza tra me e quell’uomo (“barbone” è servito all’inizio per capirci, ora basta).
Io mi diverto, una volta tanto, e ovviamente non è quello il primo né l’unico modo per divertirmi, ce ne sono di altri, molto più belli… (ma ancora questo è un altro discorso).

Quell’uomo beve.
Robaccia.
Tutto il giorno.
Tutti i giorni.
E urla, fa versi, rutta, diventa incontinente, si stordisceDAVVERO per non percepire una realtà pazzesca, che personalmente non riuscirei a sopportare (nella sua condizione…forse starei peggio).

Trova nell’alcol l’unico modo per stordire la percezione di un mondo che l’ha rifiutato, che non gli ha dato possibilità (magari avrebbe solo avuto bisogno di qualche attenzione in più, dopotutto con i bambini lo si fa, no? Beh, di solito, ma ancora questo è un altro discorso, purtroppo c’è gente di merda in giro).
Una “civiltà” indifferente, apatica verso sé stessa, tutta forma e niente contenuto.
Anzi, a dire il vero una forma ce l’ha, somiglia ad un grande pitale.
Usato, ovviamente.

E mentre me ne vado al lavoro incazzato nero con l’autista del 309 che non si ferma deliberatamente alla fermata del bus dopo che io e Margherita l’abbiamo aspettato per bel po’…quell’uomo sta lì, perso in effluvi di alcol anestetico.
No, non va bene così.

In un mondo perfetto lui potrebbe essere un normalissimo imbucato in una festa, con cui fai amicizia, ti dimentichi di non conoscere, e ci bevi assieme, e magari ti devasti di birra e di dolci e di cibo e di rollè di tonno…e poi rimane lì da te a dormire, per terra, assieme a tanti altri accorsi per la festa.
E il giorno dopo ci si saluterebbe.
Questa sì, sarebbe una normale dimensione.
Ma non è così.

E intanto ho scritto un altro post incazzato senza essere riuscito a fare nulla di concreto, e ‘sta cosa mi schifa un pochino.
Ripeto, non sto facendo il discorso del pensare al Biafra per rovinarsi le gioie di vita che comunque uno ha, in nome della sofferenza del mondo…troppo ipocrita come discorso.

Il fatto è un altro.

SONO UN PRIVILEGIATO.
Sì, lo sono.
Ho tanto, ho avuto tanto, sto avendo tanto dalla vita.
Ho sopratutto una donna che mi ama, insomma ho tutto, e lo difendo con le unghie e con i denti.
Proprio perché so cosa significa essere feliciconosco anche la rabbia per un sistema che non fa godere di ciò anche altre persone.

Non tutti, perché certe persone, la gioia non se la meritano proprio, ma non si tratta di persone come quell’uomo…o come Maria Stella… o Nicola…no, loro la gioia dovrebbero averla.

Che fare?
Quando Lenin scrisse quel libro non poteva scegliere un titolo più sconvolgentemente semplice e adatto.

Intanto forse sarebbe meglio cominciare a vivere davvero questa vita, senza farsi sfuggire nulla: forse capendo quanto vale, godendosela a pieno, arriveremo a non sopportare certi insulti all’umanità.
E magari libero spazio all’iniziativa.

Ad ogni modo, buona giornata a tutti, e che sia una superba giornata.
Con tanto tanto affetto,
Giovanni.

Tu fiesta es mi fiesta…mi querida…

Daisy

…ed è così che escono le parole da quando ti conosco: a braccio.
Nessun bisogno più di rileggere…capire…semplicemente hai fatto di me un fiume in piena che sa dove andare, quali terre bagnare…che sa farsi arricchire dalle tue mani che si immergono, dal tuo sorriso riflesso

Oggi è il tuo compleanno.
Me l’ero immaginato diverso, sai?
Mi hai sempre descritto questo giorno in tutt’altro modo, e invece quest’anno è come se fossi un semi-inconsapevole spettatore di un evento unico: la mia Daisy, che sempre si è fatta prendere dall’ansia ad ogni compleanno…quet’anno è una bimba felice.

Ed io sono felice con lei.

Che poi è veramente strano che proprio stanotte abbia sognato che non eri felice…pazzesco…ci sorrido su :)

Nessuna paranoia…Credimi stellina, m’hai conosciuto nel momento migliore, e hai dato inizio alla stagione più bella della mia vita, la più lunga, quella che d’ora in poi mi (ci) accompagnerà sempre.

Ieri sera ero sul balcone, e quella sigarettina nervosa rollata ha cominciato a disegnare un’ambientazione nuova…
Sai quando ti prende la sensazione di vivere davvero? Così, ti coglie all’improvviso, e sai di averla sempre provata, solo che in quel momento te ne rendi conto un cincinino di più.
E mi rendo conto di nuovo che per me sei “casa”: io e te, Roma, una casa presente, un’altra in arrivo…un’altra ancora che sarà il nostro universo, il nostro regnoin cui tu non sarai più la mia principessa ma la mia regina

- So che sei abituata a queste mie parole fiumane, per cui non mi curo della forma e vado dritto al contenuto. -

E ieri sera, vederti impaziente fino alla mezzanotte, e poi “Auguri amore mio…” e i tuoi muscoli che si distendono, la tua pelle che diventa ancor più calda, e i tuoi occhi che si socchiudono mentre mi guardano e mi portano in quel nostro regno…e alla fine divento io ansioso che tu apra quella piccola sorpresa di qualche chilo super impacchettata…

Che bello vederti felice, Chiara, che bello vederti…sapere che esisti!

E allora davvero mille e mille auguri mi nascono dentro, e diventano desideri, progetti, immagini, visioni, sapori, calore, pelle, capelli…profumi…tra cui quello della testa dei bambini
E ognuno di questi nasce per ricreare sulla tua bocca quel sorriso che conosco e che mi ha fatto innamorare.

E festeggio te, e diventa difficile isolare un giorno di festa tra tutti quelli che con te vivo…che sono festa anche loro!!!
Perché sì, pensare a te significa viaggiare tra milioni di eventi, situazioni, sempre sottolineate, abbracciate dal tuo sorriso e dal mio.

Davvero, mi basta chiudere gli occhi per un secondo e…ecco, l’ho fatto scrivendo, sai cosa m’è tornato alla mente? VIA TOPINO!!! Sì sì, bellissima quella serata…
Aspetta, lo faccio di nuovo…ecco la sera dei Fluido Rosa, la prima: il concerto è finito, io ti scatto una foto mentre ti giri…e il tuo sorriso mi illumina. E abbatti un altro muro…

Potrei continuare all’infinito: lo farò a vita, piano piano (dopotutto, che fretta c’è?), con te.
Perché con te non ci si annoia mai, con te è sempre rinascere…

Perché sì, lo ripeto, anche io sono in festa!!!
E m’hai sconvolto la vita, me l’hai ricreata, m’hai fatto nuovo nuovo e per la prima volta davvero sono soddisfatto della mia vita… che è finalmente la NOSTRA vita… felice di come sono…

Tu non hai idea – credimi, non ce l’hai – di quello che hai fatto e che fai…

E devo ringraziarti, con tutte le forze che ho, fino allo stremo.
Perché mai la vita mi ha dato tanto.
E diventa comprensibile come un messaggio di auguri, con te, diventi facilmente un messaggio per dirti GRAZIE.

Buon compleanno principessa mia.
Ti amo.
Completamente.

Tuo, Giopasso :)

Amaramente

Beauty

L’altro giorno in metro mi ritrovo davanti agli occhi una scena abbastanza…ironica, amaramente ironica.

La riporto così, senza commenti.

Metro carro bestiame, come sempre.
Sono al centro, vicino le porte, e come da mia abitudine osservo questa specie aliena in cerca di umani.
Il riflesso di un lungo finestrino, stranamente pulito, mi fa vedere due personaggi.

Un uomo, sui 35, perfettamente sbarbato e curato, capelli curatissimi, sopracciglia che hanno probabilmente salutato le mani dell’estetista il giorno prima, abiti firmati tra l’elegante e il casual.
Un figurino, sicuramente.
Mancava soltanto la plastica (no no…non voglio essere ironico…ognuno ha diritto a sistemarsi come vuole, se può, magari era pure una brava persona…).

Una donna, sulla trentina.
Giubbino verde, semplicemente.
Niente sopracciglia (e non perché depilate) e testa coperta da un foulard anch’esso verde, simpaticamente abbinato al giubbino, molto aderente.
Troppo aderente.

Insomma, l’antitesi perfetta.
Uomo –> Donna
Capelli –> Niente capelli
Sopracciglia lavorate –> Niente sopracciglia
Vita quotidiana –> Vita fottutamente quotidiana.

Uhm…m’ha messo amarezza.
Almeno ho trovato un umano nella metro…indovinate quale?

Poveri piccoli abbracci a tutti (ma immensi, lo sapete :) )

Co.Co.Progettisticamente vostro,
Gigiazzo