Cogli l’attimo

Altrimenti detto “Carpe Diem“.
Oggi più che mai.
Perché la vita è diventata più frenetica, anzi un vero casino.
Credo dipenda dal fatto che sono (siamo) cresciuti, siamo diventati grandi.
E diventare grandi significa ahinoi troppo spesso rendersi schiavi.
Ci pensavo l’altro giorno.
Ero venuto in ufficio in giacca e cravatta (ma in jeans) per una riunione.
Tornato a casa dalla mia margheritafolle ero a disagio, e ci ho messo poco a capire perché.
“Chia’…a volte non so se la cravatta simbolizzi una corda , o peggio ancora (!) un guinzaglio“.
Il problema più grande è che nel marasma di “dovere” e “è così…” ecc ecc si perde la spontaneità , anzi, peggio ancora (sembra una gara dei peggio) la follia!
E questa follia mi è tornata in mente, viva la vita che c’è, proprio ascoltando i Pink Floyd, Pulse per la precisione.
Sono al lavoro, scrivo di straforo ogni tanto nascondo questa finestra.
Ufficio nuovo, più formale, ecc ecc…eppure niente, non ci sono riuscito.
L’assenza da questo blog è solo un sintomo di un’assenza da troppe altre cose.
Io e la margherita abbiamo subìto e subiamo tuttora un tentativo di fagocitamento dalle ansie di questa vita.
Certo, non si possono eliminare, ma si possono combattere, e vincere piegandole al nostro dovere.
Sì che si può, e se la pensate diversamente…fareste meglio a guardare a voi stessi e al vostro grande problema, piuttosto che puntare il dito verso chi “osa” (e me ne frego se si tratta di un termine fascista).
- Per inciso, ricordo una frase pronunciata dal dottore in “Veronika decide di morire”, di Paulo Coelho: “Il problema è in tutto: tutti sognano, pochi osano, così gli altri si sentono codardi, e si fanno forti del loro numero“. Diceva più o meno così –
E ascoltando questa musica mi riapproprio di me (di te, di noi) ancora una volta: di nuovo vinco, vinciamo,e trovo il coraggio, la tempra per cogliere l’attimo, e scrivere.
Perché questo scrivere è una grande cosa, solo chi è folle può capire.
E sorrido mentre lo faccio per millemila motivi.
Perché un anno fa frequentavo una margheritina…tra pochi giorni festeggeremo il nostro 365esimo giorno speciale insieme (davvero le “forme” si disperdono nella gioia del “giorno per giorno”).
Abbiamo vinto Chia’, vinciamo ogni giorno!
Gioisco perché la metereopatia cede il passo alle cose belle oggi.
E si ricomincia ad ascoltare musica, la nostra musica.
E si ricomincia a suonarla, per te, con te, per noi e per chi verrà un giorno.
Vi voglio raccontare un simpatico aneddoto che mi riguarda, per salutarvi.
Tempo fa insegnavo in un istituto tecnico, in un corso regionale pomeridiano di informatica.
Una classe di diavoli quell’anno, che ha seguito un’altra classe di diavoli (mi spiego: IO HO AMATO QUEI DIAVOLI).
Un giorno spiegavo quella palla di argomenti (quanto li capisco…) e uno mi lancia una simpatica sfida: mentre spiego, sfoglia un giornaletto porno.
Io faccio finta di nulla, volevo vedere a che punto sarebbe arrivato.
La sua soddisfazione voleva essere quella di ridere assieme alla classe nel momento in cui l’avessi sgamato, e io invece niente.
Insomma, arriva il momento in cui non ce la fa più, si alza, apre il giornale in una pagina in cui c’era la foto di un (gradevole) fondoschiena, e tenendolo in alto con le mani fa:
“Professo’…spiegaci questo, no ’ste lagne…”
Non mi scompongo e rispondo:
“Beh…Io non ho nessun problema a spiegarlo…solo che…cioè…io quello lo conosco benissimo, e credo lo conoscano tutti qui dentro…com’è che te lo devi ripassare così spesso???“.
C’è mancata solo la standing ovation.
Lui diventa verde, poi rosso e poi scoppia in una risata meravigliosa, che ricordo ancora, mette sotto il banco il giornaletto e segue la lezione.
Capite ora perché HO VOLUTO BENE a quei ragazzi?
Gracias a la vida, porqué me ha dato tanto…
Gracias a ti, margheritaloca…
Joao.