Oggi sto nero.

Ma proprio nero nero.

Per la serie la giornata di ieri va alla grande e poi una puttanata te la fa andare storta.
Per la serie che ti svegli la mattina stanco morto, del tipo doposbornia, e devi attraversare uscire alla penombra di un grigio mattino per buttarti VOLONTARIAMENTE nella gomorra del traffico per raggiungere un posto che non vuoi raggiungere.
Per la serie che durante il tragitto non spiccichi parola con la persona che ami (e a dire il vero manco lei ne spiccica, almeno è reciproca…).
Per la serie, insomma, che l’unica citazione che ti viene in mente è: “…potrebbe piovere!“.

Per farla breve, ero vicino allo scoccare della seconda ora di traffico - e qui faccio un inciso, ero QUASI ALLA SECONDA ORA DI TRAFFICO ALLE NOVE DEL MATTINO, ma non in un traffico qualunque…nooo…nel traffico maleducato, panzone, ruttante, vomitevole, apatico, inutile, nevrotico, acido, perfido, bastardo e figlio di puttana di questa troia di città che è Roma – quando il tempo si ferma.

Tum.

Fa quasi rumore, mi sembra.

Il silenzio intendo. Non sento più nulla.

Non le persone in terza fila stretta con le auto contromano che litigano su chi debba passare…non la radio che rumoreggia con lo stile di uno sfintere…non sentivo ormai nemmeno più le mie imprecazioni, le mie incazzature che ormai sfogavo in tutta solitudine (almeno la margherita se l’è scampata).

Insomma, nel nero più nero, nel grigio del giorno vedo qualcosa di pazzesco, o di follesco…fate voi.

Una donna, sulla sessantina. Un po’ trasandata, ma solo per vita quotidiana, non era di sicuro una persona sciatta.
Aveva una busta della spesa in mano, e camminava.
Che vi devo dire…nel suo genere era bellissima.
Rugosa, un po’ piegata dagli anni, capelli bianchissimi medio-lunghi increspati da probabili liti con la spazzola e con la moda, e due occhi tagliati…o meglio intagliati, come nel legno.
Cazzo…cammina cammina a un certo punto, sul ponte della nomentana ad altezza piazza Sempione si ferma, si accosta alla ringhiera e sorride guardando in alto.

Comincia a parlare, a dialogare direi.
Non so spiegarvelo…immaginatela mentre incontra una persona che non vede da tempo, alza la testa, la guarda negli occhi, socchiusi per il sole (che non c’era), annuisce, parla, risponde, ascolta, sorride di nuovo…poi fa altri 2 passi, e quindi ricomincia, come se qualcuno le avesse dato una notizia…o che so detto una battuta.

Tutto questo guardando vecchissimi, immensi e verdi alberi.
Non so se mi sono spiegato…non parlava con nessuno, davanti ai miei occhi.

Una donna che dialoga con gli alberi, mi mancava.

La seguo con lo sguardo, e mi ritrovo in silenzio, nel silenzio.

Se ne va per la sua strada, e quando il traffico (mai così provvidenzialmente lento) mi impone di tornare sulla mia porca via…la immagino, dopo averla persa di vista, tornare a casa, sistemare la spesa nella dispensa, sorridere e parlare, e a questo punto non importa con chi.

Come mi sono sentito?
Frastornato, silenzioso, vuoto, bambino, stronzo, sbronzo, leggero, inutile, morbido, assonnato, narcotizzato, felice.
Ma sopratutto, di fronte ad una donna così, piccola, vecchia, rugosa, piegata, e matta…mi sono sentito pazzo.
E dicendo pazzo lo dico nel peggiore dei termini. Pazzo, fuso, idiota, imbecille, anormale.
Davanti a quella donna, mi sono sentito disumano.

Sono arrivato al lavoro, non parlo quasi con nessuno, se non per due riunioni lampo del cacchio.

Sono sempre tanto arrabbiato, stanco, ma non mi arrendo.

C’è qualcosa che non mi torna, e che prima mi tornava. Mi sono perso qualche pezzo per strada…ancora non ho capito se devo tornare indietro e cercare o trovare il guasto e ripararlo con il fil di ferro e tirare dritto.

Non lo so, ma devo ritrovare un paio di cosette, e farle vedere anche a lei, che è la sola a potermi capire.

Che la vita me la mandi buona, nuda e cruda com’è, perché di metafisico m’è rimasto ben poco (e per tanti versi…meglio così).

Buona vita a tutti, sopratutto a me e alla margherita.

Gio

fruttuosi minuti di inattività

L’inattività di un server può essere molto fruttuosa.
Vi spiego.

Periodo densissimo, pieno di cose belle e pieno di tanto stress che ti fa svalvolare per un niente.

Il matrimonio che organizzi con il cuore pieno di gioia, la cosa più bella che ti sia mai capitata, i pensieri, i desideri, e quegli occhi che ti guardano proprio come quella sera.

Gli impegni, le settimane che sono sempre o troppo corte o troppo lunghe e ti ritrovi a dire “…ca**o…mi sono dimenticato di chiamare…che figura…”, cosa ormai all’ordine del giorno.
Poi però ti rendi conto di quante altre cose sei riuscito a fare.

La macchina nuova da andare a ritirare, ma l’assicurazione da sistemare prima (sìsìsì…la vedrete presto :D non l’assicurazione, sciocchini).

E questo…e quello…e la camera da letto da rigirare (“altrimenti dormo sul divano…”, no no, la margherita è incantevole, sono i miei mal di testa che non lo sono, né per me né per lei).

Che c’entra con il server? Aspe’…!

E il web, amato, odiato, tediante, imponente ed entusiasmante.
E Librofaccia, tanto odiato (eppur ci sono), che proprio non ci sto…no, non ci sto!

E la voglia di riprendersi l’angolo di web perso: e il blog…e flicchèrr…

E ci arrivo.
Ti rendi conto che stai un po’ fulminato e ti torna la voglia di essere quel Gio che tante ne ha combinate e raccontate.
Perché ho tanto da raccontarvi, mado’ quanto…quel Gio che la margheritina leggeva tutto d’un fiato mentre lui guidava per Trento partendo da Roma alle 20.40 (sic!).

Insomma si blocca per l’ennesima volta il server su cui sto lavorando.
“…tra una decina di minuti tornerà attivo”.
E torno al mio microblog appena aperto…

…TA-DAAAA….HO APERTO UN MICROBLOG!!! …che microvita!(come avrebbe potuto chiamarsi?).

Figo, simpatico.
Perché?
Per scriverci pensieri volanti, ripostare immagini velocemente, scrivere come sto…insomma, creare una specie di Librofaccia ripulito, funzionante e con il senso del blogging.
Fatto sta che m’ha datto un pretesto per scrivere di nuovo qui.

E come vedete non ho perso il vizio di scrivere a braccio.

Voglio ricominciare a raccontarvi, farvi vedere, tediarvi, stimolarvi, farmi amare/odiare (basta che non sia indifferentare) da ognuno di voi.

Che vita ragazze/i, che vita…

Hasta la noticia!
Giorgheritofolle

P.S.: stamattina multa sventata dopo ramanzina di vigilessa intenerita (spero) dai miei occhioni stile gatto degli stivali di shreck. Se poi mi arriva la multa…c@##$$%$%£&!!!!

Take it easy

Pensierini sciolti di un nevrotico che da “vittima” rischia di trasformarsi in carnefice (ovvero la storia di un po’ tutti noi).

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Sono incazzatissimo…possibile che non capiscano? Sono fatto così.
SONO IO. Con pregi (pochi ma buoni) e difetti (tanti e cattivi).
Riprendo il controllo di me.
Cacchio è più difficile di quanto pensassi…ma è così.
E poi lei mi ama così come sono.
A dispetto dei miei difetti, delle mie nevrosi, delle mie debolezze, delle mie pippe mentali…DEVO SMETTERLA DI AVERE SMANIE DI PERFEZIONE E ONNIPOTENZA!

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Da qualche giorno decido di non prendere l’autobus dalla metro al lavoro: mi sono reso conto che ci metto meno tempo a piedi (15 minuti), ci guadagno in salute, scende la mia pancia (che pure è “da passeggio” e piace tanto alla mia donna) e il giorno è più bello.
Ieri ne approfitto per telefonare a Gilberto.
Attraverso sulle strisce.
Un “gentil guidatore” inchioda per farmi passare, con uno sguardo che mi ha fatto immaginare dolci parole.
Un altro, ancor più gentile, lo sorpassa A DESTRA e inchioda più del primo, quasi mi investe.
Racconto la cosa a Gilberto in tempo reale.
Ah…quando ho iniziato ad attraversare, ovviamente la strada era sgombra, e i suddetti guidatori erano lontani, molto lontani.

Ah, dimenticavo, si tratta della Tiburtina.

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Alla stazione Tiburtina c’è una donna senza tetto.
Alle volte la trovo a dormire, altre volte seduta, sguardo perso, nella sua enorme stazza, a fumare una sigaretta, il volto sporco e scuro, e la morte negli occhi.
Stamattina un conte, figlio di contessa, quindi, ben vestito, insomma, un bravo ragazzo qualunque con cappottino e sciarpa annodata a modo…carino…le passa vicino e urla “SVEGLIA!”.
Poi, da vero uomo, si guarda intorno con sorriso intelligente e compiaciuto, e affretta il passo per disperdersi nella folla.

Quante carezze gli avrei dato…

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Stamattina vedo una due donne e un bambino.
Vestite normali.
Nessun segno particolare.
Gente comune, il bimbetto era una pagnottina in un piumino rosso col cappuccio.
E zompetta, mentre entrano tutti insieme in un grosso cancello dove c’è scritto “Ingresso colloqui familiari”.

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Ho lo stomaco gonfio.

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Io e la margheritafolle stiamo per sposarci.

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E stiamo per comprare una macchina, e sarà bellissima e SCELTA DA NOI.

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Stanotte ho dormito 4 ore e mezza circa.
E male.
Ma ho portato avanti un lavoro.
E ne ho concluso un altro che dovevo fare gratuitamente, ma non ho saputo gestire.
Uhm…a soldi funziono…a gratisse non sempre…L’importante è che poi sono andato a dormire tra le braccia della mia principessa, che mi ama.

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La mia margherita è sempre presente nei miei pensieri, anche nei pensierini sparsi.
Margheritina, ti amo da impazzire!

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Infine, stamattina al lavoro trovo questo video su repubblica, poi recuperato su youtube e subito postato.
Mi ha fatto venire in mente che non siamo un cazzo.
Siamo una puzzetta nell’universo.
Ma è bellissimo così, sapere che non sei niente, che tutto esiste, sempre è esistito e sempre esisterà, e puoi prendere parte a tutto questo, perché sei un pezzetto d’eternità.
Tutto esiste, a prescindere dalle cazzate, piccole e grandi.
E in questo tutto che esiste…noi.

Buona visione, buona vita…e sfanculate il resto.
Gio.