La notizia è di oggi, su repubblica.it.
“La bellezza di Kate Moss diventa arte con la scultura d’oro di Marc Quinn. Il titolo dell’opera è “Siren 2008″ ed è in mostra al British Museum di Londra“.
Tutto ciò ha qualcosa di malsano.
Ultimamente mi ritrovo a fare discorsi da vecchio trombone che non avrei mai pensato di fare, che anzi ho sempre avversato.
E invece…
Kate Moss d’oro, come il vitello d’oro del popolo ebraico in fuga dall’Egitto (vera o presunta vera che sia la storia…ha poca importanza ai fini di questo discorso).
Gli ebrei erano in viaggio da 40 anni circa, Mosè si ritira su un monte a prendere chissà cosa…e come i bambini si sentono persi.
Ma da adulti infantili, impazienti, e sicuramente un po’ provati, si rifugiano, esorcizzano, illudendosi di reagire.
Il nostro Dio ci ha abbandonati, anzi, non è mai esistito…Mosè ci ha gabbati…e noi ci costruiamo un bel vitello cornuto e possente, che sarà il nostro idolo.
Altro link mentale è l’oppio dei popoli, e in quel momento gli “ebrei in sospensione” ne hanno fatto davvero un uso smodato.
Pare che la decadenza porti a rifugiarsi in una specie di trance regressiva delirante, che inibisce ogni reale contromossa verso un fato che pare avverso (ve li ricordate i Romani, i grandi romani, molli e sicuri di sé che non sono riusciti a reagire ai barbari brutti e cornuti?).
Torniamo a Kate (per inciso…una ragazza carina…ma ce ne sono tante, tantissime di immensamente più belle, anzi, permettetemi, realmente belle).
Questo strano mondo è in sfacelo. Forse l’ho detta grossa, ma è quello che sento, che penso, e che dopotutto un po’ di letture sociologiche mi aiutano a motivare questa cosa.
L’occidente, in particolare.
Povertà dilagante, ammettiamolo.
Gli Stati Uniti non attraversano un buon momento, economicamente parlando (che poi compensino con politiche internazionali depredatorie è un altro discorso).
Il proletariato ha ceduto il passo, è vero non c’è più. Al suo posto abbiamo: a breve raggio il precariato, e a medio-lungo…ah, un’infinità, MILIARDI DI SOTTOPROLETARI.
Mille e mille aspetti, non riassumibili (e non sto considerando la demolizione etica, sicuramente favorita dagli attacchi ideologici di poteri politici ed ecclesiastici che continuano a fare fumo con i loro incensi, per paura che le persone aprano gli occhi).
Mi sto impicciando. E’ che ho talmente tante cose in mente…semplicemente temo.
Temo una situazione internazionale che tracollerà, e avrà bisogno di un’esplosione del sottoproletariato (stimato in 3/4 della popolazione mondiale circa) che sicuramente non sarà necessariamente costruttiva come il vecchio caro Karl prevedeva (pace all’anima sua).
E in tutto ciò?
Ad anomia dilagante… a un tizio, scusate, un “artista” viene in mente di fare una Kate Moss d’oro.
E’ una briciola, una goccia in un mare di guai, in cui poche sono le isole felici (quelle vere), da difendere il più possibile dall’invasione di acque provocate dall’effetto serra della follia dilagante.
Mi viene in mente anche il caro Giambattista Vico: “Historia se repetit“.
Pare che anche questa volta la soluzione a grossi casini parta da soluzioni piccole piccole.
La conoscenza: ma possibile che continuiamo a fare gli stessi errori? Possibile che non riusciamo ad imparare, come riescono a fare i bambini?
I bambini, pensateci, in quanto tali riescono ad imparare dalle cadute, a rialzarsi e a cadere sempre di meno, ma troppo spesso, da adulti, non riescono ad imparare da errori più grandi, e continuano a farne. E pure questo sui bambini è un vecchio discorso.
Che fare? (diceva Vladimir).
Eh, che fare…per ora resistere.
Poi…chissà, ma sicuramente qualcosa si dovrà fare.
Sicuramente potremmo provare a scrollarceli di dosso, questi idoli, questi veli ideologici, questa fuffa.
Forse, se invece di farsi abbagliare dalla mondanità, dal desiderio di potere, su piccola o grande scala, ognuno provasse a guardare negli occhi la propria vita (che sia in un’altra persona, in un desiderio di vita costruttiva, o semplicemente davanti ad uno specchio), allora portebbe anche sfiorargli la mente una frase del tipo “…ma chi me lo fa fare!”.
Ragazze/i, buona vita.
Resistiamo, perché di cose per cui vale veramente la pena vivere…ce ne sono, credetemi.
Facciamole prolificare il più possibile.
Un abbraccio ottimista, nonostante tutto,
Giovanni.