Archivio della Categoria 'ricordi'

fruttuosi minuti di inattività

lunedì 23 febbraio 2009

L’inattività di un server può essere molto fruttuosa.
Vi spiego.

Periodo densissimo, pieno di cose belle e pieno di tanto stress che ti fa svalvolare per un niente.

Il matrimonio che organizzi con il cuore pieno di gioia, la cosa più bella che ti sia mai capitata, i pensieri, i desideri, e quegli occhi che ti guardano proprio come quella sera.

Gli impegni, le settimane che sono sempre o troppo corte o troppo lunghe e ti ritrovi a dire “…ca**o…mi sono dimenticato di chiamare…che figura…”, cosa ormai all’ordine del giorno.
Poi però ti rendi conto di quante altre cose sei riuscito a fare.

La macchina nuova da andare a ritirare, ma l’assicurazione da sistemare prima (sìsìsì…la vedrete presto :D non l’assicurazione, sciocchini).

E questo…e quello…e la camera da letto da rigirare (“altrimenti dormo sul divano…”, no no, la margherita è incantevole, sono i miei mal di testa che non lo sono, né per me né per lei).

Che c’entra con il server? Aspe’…!

E il web, amato, odiato, tediante, imponente ed entusiasmante.
E Librofaccia, tanto odiato (eppur ci sono), che proprio non ci sto…no, non ci sto!

E la voglia di riprendersi l’angolo di web perso: e il blog…e flicchèrr…

E ci arrivo.
Ti rendi conto che stai un po’ fulminato e ti torna la voglia di essere quel Gio che tante ne ha combinate e raccontate.
Perché ho tanto da raccontarvi, mado’ quanto…quel Gio che la margheritina leggeva tutto d’un fiato mentre lui guidava per Trento partendo da Roma alle 20.40 (sic!).

Insomma si blocca per l’ennesima volta il server su cui sto lavorando.
“…tra una decina di minuti tornerà attivo”.
E torno al mio microblog appena aperto…

…TA-DAAAA….HO APERTO UN MICROBLOG!!! …che microvita!(come avrebbe potuto chiamarsi?).

Figo, simpatico.
Perché?
Per scriverci pensieri volanti, ripostare immagini velocemente, scrivere come sto…insomma, creare una specie di Librofaccia ripulito, funzionante e con il senso del blogging.
Fatto sta che m’ha datto un pretesto per scrivere di nuovo qui.

E come vedete non ho perso il vizio di scrivere a braccio.

Voglio ricominciare a raccontarvi, farvi vedere, tediarvi, stimolarvi, farmi amare/odiare (basta che non sia indifferentare) da ognuno di voi.

Che vita ragazze/i, che vita…

Hasta la noticia!
Giorgheritofolle

P.S.: stamattina multa sventata dopo ramanzina di vigilessa intenerita (spero) dai miei occhioni stile gatto degli stivali di shreck. Se poi mi arriva la multa…c@##$$%$%£&!!!!

Non semplicemente un anno insieme.

mercoledì 19 novembre 2008

Noi a Parigi

Si tratta di qualcosa di molto di più.
Si tratta di un risveglio, più di una rinascita, un vero e proprio battesimo di vita.

Ti ho incontrata, e la mia vita, la mia persona, ogni aspetto di me si è purificato, si è ripulito dalle brutture che c’erano.
Ed è iniziato di nuovo tutto.
Ed ho scoperto che tutto, ora, siamo noi.

L’ho intuito subito, l’ho capito poco dopo, lo vivo ogni giorno: con te non bastano parole del tipo “mi completi” o “tiri fuori il meglio di me“, che pure ho usato (abbiamo usato), con tutto l’amore e la gioia che ho.
No, non bastano, perché tu, noi, siamo al di sopra di ogni nome e parola.
Siamo al di sopra perché “siamo” come pochi riescono ad essere.
A prescindere da tutto, dalle contingenze, dalla vita che non va sempre come vogliamo.

Il nostro amore è immenso, maturo, sembra esistere da quando esistono gli alberi.
Quante volte ce lo siamo detto: sembra che in un modo o nell’altro ogni evento della nostre vite ci abbia preparato al nostro grande piccolo incontro su quei due sedili di autobus, che chissà quante storie hanno ascoltato.
Ogni cosa.
E sono giunto a te, pronto finalmente a vivere sul serio.

E per nessuno dei due ha avuto importanza il passato, abbiamo preferito guardarci negli occhi. E abbiamo vinto la vita.
Non ci siamo posti problemi, limitazioni, repressioni.
Mai.

E se c’erano paure, a volte anche di lasciarsi andare, le abbiamo affrontate, finalmente, come mai abbiamo fatto in vita nostra.

Perché siamo grandi.

E se le cose non sono sempre andate come volevamo…abbiamo lottato.
E siamo addirittura stati capaci di soccorrerci quando ci siamo scagliati l’uno contro l’altra.

Tra noi la parola ‘scusa‘ non serve“.
Sei speciale.

Un anno con te.
Un anno fa il gatto blu, che ieri sera è stato tanto contento di vederci, e ora…ah, ora quante cose!
I nostri sogni che piano piano si realizzano.
Sabato ne avremo di motivi per sorridere, eh stellina mia?
E lo urleremo al mondo, alle persone che ci amano, e gioiranno con noi.
E sarà un’altra delle millemila gioie.

E saremo sempre forti, come siamo, e nulla potrà vincerci.

Noi, con amore.

E i giorni insieme saranno tanti e belli quanto lo sono i nostri baci, i nostri sguardi, le volte che ci prendiamo per mano: e diverranno non solo anni, non solo una vita, ma la nostra piccola e infinita parte di eternità.

Buon anniversario margheritafolle.
TUO,
giopasso.

Cogli l’attimo

mercoledì 12 novembre 2008

gallinaro.jpg

Altrimenti detto “Carpe Diem“.
Oggi più che mai.
Perché la vita è diventata più frenetica, anzi un vero casino.
Credo dipenda dal fatto che sono (siamo) cresciuti, siamo diventati grandi.

E diventare grandi significa ahinoi troppo spesso rendersi schiavi.
Ci pensavo l’altro giorno.
Ero venuto in ufficio in giacca e cravatta (ma in jeans) per una riunione.
Tornato a casa dalla mia margheritafolle ero a disagio, e ci ho messo poco a capire perché.
Chia’…a volte non so se la cravatta simbolizzi una corda , o peggio ancora (!) un guinzaglio“.

Il problema più grande è che nel marasma di “dovere” e “è così…” ecc ecc si perde la spontaneità, anzi, peggio ancora (sembra una gara dei peggio) la follia!

E questa follia mi è tornata in mente, viva la vita che c’è, proprio ascoltando i Pink Floyd, Pulse per la precisione.

Sono al lavoro, scrivo di straforo ogni tanto nascondo questa finestra.
Ufficio nuovo, più formale, ecc ecc…eppure niente, non ci sono riuscito.
L’assenza da questo blog è solo un sintomo di un’assenza da troppe altre cose.
Io e la margherita abbiamo subìto e subiamo tuttora un tentativo di fagocitamento dalle ansie di questa vita.
Certo, non si possono eliminare, ma si possono combattere, e vincere piegandole al nostro dovere.

Sì che si può, e se la pensate diversamente…fareste meglio a guardare a voi stessi e al vostro grande problema, piuttosto che puntare il dito verso chi “osa” (e me ne frego se si tratta di un termine fascista).

- Per inciso, ricordo una frase pronunciata dal dottore in “Veronika decide di morire”, di Paulo Coelho: “Il problema è in tutto: tutti sognano, pochi osano, così gli altri si sentono codardi, e si fanno forti del loro numero“. Diceva più o meno così –

E ascoltando questa musica mi riapproprio di me (di te, di noi) ancora una volta: di nuovo vinco, vinciamo,e trovo il coraggio, la tempra per cogliere l’attimo, e scrivere.

Perché questo scrivere è una grande cosa, solo chi è folle può capire.

E sorrido mentre lo faccio per millemila motivi.

Perché un anno fa frequentavo una margheritina…tra pochi giorni festeggeremo il nostro 365esimo giorno speciale insieme (davvero le “forme” si disperdono nella gioia del “giorno per giorno”).

Abbiamo vinto Chia’, vinciamo ogni giorno!

Gioisco perché la metereopatia cede il passo alle cose belle oggi.

E si ricomincia ad ascoltare musica, la nostra musica.
E si ricomincia a suonarla, per te, con te, per noi e per chi verrà un giorno.

Vi voglio raccontare un simpatico aneddoto che mi riguarda, per salutarvi.

Tempo fa insegnavo in un istituto tecnico, in un corso regionale pomeridiano di informatica.
Una classe di diavoli quell’anno, che ha seguito un’altra classe di diavoli (mi spiego: IO HO AMATO QUEI DIAVOLI).

Un giorno spiegavo quella palla di argomenti (quanto li capisco…) e uno mi lancia una simpatica sfida: mentre spiego, sfoglia un giornaletto porno.

Io faccio finta di nulla, volevo vedere a che punto sarebbe arrivato.

La sua soddisfazione voleva essere quella di ridere assieme alla classe nel momento in cui l’avessi sgamato, e io invece niente.

Insomma, arriva il momento in cui non ce la fa più, si alza, apre il giornale in una pagina in cui c’era la foto di un (gradevole) fondoschiena, e tenendolo in alto con le mani fa:

Professo’…spiegaci questo, no ’ste lagne…

Non mi scompongo e rispondo:

Beh…Io non ho nessun problema a spiegarlo…solo che…cioè…io quello lo conosco benissimo, e credo lo conoscano tutti qui dentro…com’è che te lo devi ripassare così spesso???“.

C’è mancata solo la standing ovation.

Lui diventa verde, poi rosso e poi scoppia in una risata meravigliosa, che ricordo ancora, mette sotto il banco il giornaletto e segue la lezione.

Capite ora perché HO VOLUTO BENE a quei ragazzi?

Gracias a la vida, porqué me ha dato tanto…
Gracias a ti, margheritaloca

Joao.