Due chiacchiere prima del cinema Bianchini

mani

…via Materasso…numero cuscino.

Ciao :)

Ti ricordi quando me l’hai raccontata la prima volta? C’ho messo a capire che non era un invito ad andare al cinema ma un modo carino per dirmi che era ora di andare a dormire.
Dopotutto, solo un bambino di 7 anni più o meno poteva credere che a quell’ora vi sareste potuti preparare e andare soli soletti, sotto braccio, al cinema!

Come stai?
E’ da un bel po’ che io e te non parliamo, eppure ce ne siamo fatte di chiacchierate…
Ho pensato a te, ti ho pensata proprio tanto.
Tornavo a casa, in macchina, qui a Roma, non per via Napoli…e mi sei tornata in mente.
Sta succedendo ultimamente, sai?

Come stai?
Io sto bene. Sto meglio, molto meglio.
Sai…avevo una sensazione nel tornare qui a casa…ho pensato a tante cose…mi sa tanto che ho finalmente fatto del tutto pace con te (ma tu questo passo l’hai fatto ormai da tempo).

Sì sì.
Quante cose successe…mamma mia…
E alla fine m’è venuta voglia di scriverti.

Te le ricordi anche tu eh? Quelle chiacchierate…fino a tardi…tardi tardi!
Una domanda…ma come facevi ad alzarti sempre, dico sempre, così presto? Ma non hai mai avuto sonno tu? M’ha sempre incuriosito ‘sta cosa.
Caspita se ne avevi di diritto a dormire un po’ più degli altri la mattina!!!
No no…non è il discorso del “di necessità virtù”, tu la tua calma, la tua lentezza, ce l’avevi ormai come un’arte. Forse imposta, ma vissuta e amata, secondo me.
Piano piano rivedo le tue mani che ti guidano, quando non erano le mie (ad essere guidate dalle tue, ovviamente).
Piano piano…e il fornello si accende senza pericoli.

Piano piano…e il pane è spezzettato e già nella tazza.

Piano piano…e la macchinetta del caffè ancora si lamenta quando ti dico buongiorno.

Piano piano…e la tua bocca si deforma…anzi…prende forma…di un sorriso.

Piano piano…e dal tuo buio mi hai dato luce.

Tanta.

Piano piano…e mi emozioni, anche ora.

Ce ne ho messo di tempo eh? Già.

Quante cose sono successe…

Sì, stanno tutti bene.

Mamma sì, ogni tanto la devo scuotere, ma che ci devi fare…lo sai com’è fatta.

Papà…beh, mi sa tanto che avete fatto pace voi due (l’ho capito da come m’ha abbracciato quella mattina, te lo dico in confidenza, l’ho sentito piccolo piccolo, lui, con tutta la sua pancia, e tu grande grande, nella tua piccola statura).

Neletta, ah…la vedessi…bella come non mai. Donna sempre più (e che gran donna…un onore solo ad avere un suo sguardo, un suo sorriso…’no splendore).

Sì…ci sto attento io.

Sì, ce l’ha.

Tranquilla, è bravo. L’ho squadrato bene bene – hehehe – ma è proprio a posto.
Sai che è? Le vuole bene, e la vedo serena. L’importante è questo.

Io?
Ehm…So’ successe taaaaaaaaante cose… – hihihi…scusa se rido ancora…ok, no, la cosa è seria, mi ricompongo.

Eh sì, poi non è continuata.
Niente, doveva andare così, davvero, ma è rimasto un bell’affetto, sincero sai?
Non pensavo potesse succedere, non c’ho mai creduto a ‘ste cose, e invece!
Meno male guarda, mi sarebbe troppo dispiaciuta un altro tipo di conlcusione.

Sì…ho trovato qualche altra persona…ma ammazza quanto possono esse complicati gli esseri umani!
Oh, me le so’ trovate col lanternino! (Papà, tenero, mi fa “…che facciamo…lo spegniamo ora?”, m’ha fatto tenerezza).

Eh, ma la novità vera è grossa…e c’ha un nome che è parente stretto del tuo.
Sì, è bella, tanto.
Fuori e dentro.
Tremenda, folle.
Hehe…la vedessi…vuoi sapere tutto nei dettagli? Guardami negli occhi qualche istante, sì così, rimaniamo in silenzio, e teniamoci per mano.

[...]

Ecco, capisci ora?
E quel sorriso sornione? Hehehe…ti piace eh? Lo sapevo.
Sì sì, non ti preoccupare, siamo folli, ne combiniamo di tutti i colori, anche in giro per il mondo (sai che siamo stati a Lisbona? Mamma che bella!!!), ma abbiamo la testa sulle spalle.

, tanto, con tutto me stesso, e non potrebbe essere altrimenti, e anche lei, tanto, completamente.
Mi riempie.
Oh…ma una volta non dovevo avere timore a parlarti di ‘ste cose??? Ma dove siamo finiti… :)

No no…non mi fare proprio qui queste domande!
Comunque sì.
Ora basta, non fare la solita impicciona (anche perché lo sai che senza che me lo chiedi…te lo dico).
Però…come cambiano le cose eh? hehehe…sì sì…ridi tu… :)
(…ancora ce l’ho nelle orecchie la tua risata…e nel cuore…).

Quanti ricordi eh? No no, teniamoceli per noi…è più bello così.
Dopotutto abbiamo tanti segreti io e te, no? (Sì, e continuano ad essercene).

Peccato per tutte quelle liti però…peccato davvero.

Lo sai che non riesco a ricordarla, quella data? Era d’aprile, sicuro.
L’anno non riesco proprio, niente. Dopo il 2000, sì.

Niente di più.
Ero stordito, completamente.
Non capivo…e mi sono ritrovato a capire troppo tardi, e mi sono stordito ancora di più.

Sì, mi ci è voluto, ma alla fine ho realizzato nella mia mente un po’ di cose.

Sai come? Ho capito dove sbagliavo, ho conosciuto le mie debolezze, le mie apparenze…il mio “dover essere”…ed ho capito le tue.
E stasera…pam!…ho capito che le tue debolezze erano spesso simili alle mie…ma con 69 anni di più. Figurati…

Però quanto ci siamo dati!

Ora sai…sembrerà strano…ma preferisco pensare che non leggerai mai queste parole.
Nel senso: preferisco pensare che sei altrove in una situazione in cui non hai più a che fare con tutto questo, nemmeno con me, ma in senso buono, e te lo dico con tanto amore.
Ora riposa, davvero, cacchio se te lo meriti… (e va beh dai…ho detto cacchio…su…guarda che a settembre sono 30! Hehehe…non scordo quella sera in cui mentre mi carezzavi la guancia su cui spuntava la prima peluria mi fai sorridendo “…stai a cresce…Giova’!”).

Ora riposa, mentre noi siamo qua.
Abbiamo tanto da fare…se Dio vuole… (“..a Dio piacente” come dici tu).
Io intanto parlo con la parte di te che hai lasciato dentro di me, che è come parlare con te, no?

Sì, con Dio ci ho fatto pace alla fine.
Grandi cambiamenti…stravolgimenti…sì, ora li vedi chiari anche tu.
Sai, si fa un gran parlare qui di quelle cose…certe volte pare che so’ tutti scienziati.
Ma non mancano le persone di cuore…di amore semplice.
Io…eh, sto con lo stesso carattere di prima.
Non c’è terra che mi regga, sotto quell’aspetto come in altri.
Ho conosciuto nuove cose, nuove persone meravigliose (che ora sto trascurando…ma per ora questa è la strada)… eppure niente, nell’intimo, dentro un nome solo non ci so stare.
I nomi costringono…sono prigioni…limitano a volte…
Cerco, cerco, cerco, e penso che sempre cercherò, sono fatto così.
Forse cercherò per tutta la vita, sperando di capire, anche gli ultimi 5 minuti, il senso di tutto questo…e spero di avere la gioia di dirlo a qualcuno.
E’ così, Giovanni è così. Mette radici…ma è sempre girovago (ne parlavo stasera con lei, sì…).
Va bene così, tanto alla fine agisco sempre con il cuore, che non mi ha mai deluso.
Quando non l’ho seguito…ho fatto casini (e tu ne sai qualcosa, anzi NOI ne sappiamo qualcosa).

Ti annoio? Eh scusa, ma le parole vengono così, lo sai…
Ma dopotutto, quante ne sono passate tra me e te!

Ancora sorrido: ma come t’è venuto in mente di dire quella parola? “Incanta…” ancora la devo capire a pieno.
La devo raccontare a quella margherita ‘sta cosa…e capire cosa ne pensa.
Sai che mi sto conoscendo molto?
Sai che sto bene?
Sai che…cara dolce Clara…sì…sto volando?
E in compagnia di un fiore, il più bello di tutti…
Non ho più paura, niente, sparita.
Mi sento forte. Non arrogante…né onnipotente…ma forte, pronto.
Sì, pronto (e ancora…ma la smetti??? Sto parlando seriamente! Però che bello vederti felice per me…).
Ne parleremo ancora…io e te…in silenzio.

Tra poco vado a dormire, ieri sera bisboccia, musica a tutto volume… no non ti sarebbe piaciuta questa (ma tanto mo’ tu ti senti quell’usignolo di Freddie…ti ricordi quando l’hai chiamato così? Ci so’ rimasto come un fesso! Fiiico…chi ce l’ha una nonna che ascolta i Queen???).

Sei stata sempre una spanna avanti tu.
Sempre.
Incredibile.
Piccola…debole nel fisico…ma roccia, sempre.
Rock, verrebbe da dire…ma io dico roccia, solida, sicura.
Che bello averti conosciuta…che bello aver fatto pace…grazie per avermi aspettato.
Sarebbe potuta durare molto di più questa attesa, e invece me la sono cavata con qualche anno, eppure sono certo che mi avresti aspettato ancora, e ancora, e ancora…

‘ndiamo a dormi’? Si va…vado prima io, che ci metto due minuti.
Domani a lavoro (non a scuola :) ).
Ho chiuso io, non arrivare fino alla porta.
Oh…se serve qualcosa…chiama, capito?

:)

Grazie, pure a te.

[...]

Buonanotte nonna :*

P.S.: ancora…che vita!

P.P.S.: principessa, quante cose ho da raccontarti…tieniti prontasono tutte per te, come tutto il resto di me!!! sbacino :) Tuo, Gio.

Nordici venti ristoratori

marx.jpg

Ascoltare i Modena City Ramblers risveglia in me sapori e venti di cambiamento mai in realtà sopiti (obrigado, margherita).
E mi ricordo che ho un modo di vedere, di fare e di dire…bello e scomodo, maledettamente benedetto (qua sarebbe utile nominare la figura retorica utilizzata, ma non sono il mio forte, come ho già detto altrove).

Masticando figure retoriche, ripenso al tipo nuovo dei giornali alla metro.
Prima di lui, una fanciullina simpatica, capelli neri, lunghi e ricci che scoppiavano a fontana da sotto lo stretto e lanoso cappuccio, avrà avuto ‘na ventina d’anni, occhioni neri svegli e pieni di un silenzioso “buongiorno” rivolto a tutti, anche nelle mattine fredde, ventose, di quelle che ti fanno imprecare dal momento in cui poggi il primo dei due piedi giù dal letto.

Ora c’è ‘sto tipo nuovo.
Non so dirvi la nazionalità, ha la pelle di cioccolato.
E sta lì.
Con un sorriso più bianco di tutti (forse per il contrasto con la pelle).
Sta lì, ti porge il giornale, “buongiorno“, e sorride.

Sorride.

Cazzo, a me per sorridere a volte serve questo o quello…certo non sorrido al lavoro…e a lui basta stare lì.
Ma un sorriso “arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona“, ed è proprio vero, credetemi, è bello avere quel sorriso la mattina, come ho avuto quello della tipa prima…e tutti i sorrisi incontrati in tre anni di metropolitana quotidiana.

Il perché, poi, la press-people metropolitana sia quasi sempre sorridente, non si sa, ma è un po’ uno di quei misteri che non si vogliono conoscere, li si riceve e basta.
E’ un po’ come un atto di fede, che ti fanno parlare a scroscio e pensare a cascata quando lo vivi, e come potete vedere questo mi sta succedendo.

E ripenso alle fobie, alle rabbie, a chi risolverebbe i problemi in medio oriente con l’atomica, “…così tornerebbero con quel culo negro sulla sabbia, come meritano, quei bastardi” (e questo l’ho ascoltato con le mie orecchie, da una persona qualsiasi, scusatemi, una nullità qualsiasi, in un giorno qualsiasi, non in un folle proclama televisivo, e ciò è molto preoccupante), a chi dice “…ha ucciso…scusa, di dove era? Calabrese? Ecco spiegato tutto“.

TUTTO CHE?

E ripenso alle facce (spesso anche la mia) che si chinano davanti alla miseria.

Ci avete mai pensato?

Qualcuno diceva che gli ultimi saranno i primi.
Fede a parte, riflettiamoci storicamente, materialisticamente, riduciamo al massimo comune denominatore, così ci capiamo.
Perché abbassiamo lo sguardo davanti a un “barbone”? (orrenda parola volontariamente usata in maniera provocatoria e bastarda).

Eh, perchè?

Perché non lo merita? Alcuni lo pensano. Ma sono merda, e questo è velo ideologico e niente più.

Perché puzza? Altro motivo. Ma che hai paura di prendere, con una puzza? Perché tu in quelle condizioni profumeresti di petunia?

Perché dà fastidio…uhm…ci siamo quasi.

Riflettiamo, forse più che fastidio…è imbarazzo.

Ci avviciniamo.

Imbarazzo…ma di cosa?Ti vergogni di qualcosa? Hai fatto qualcosa di male?

Forse…forse è qualcosa che NON è stato fatto.

E se fosse che…quelle situazioni…sono il segnale più evidente di un sistema fallimentare?

E quel sistema siamo tutti.

Allora, ci sono dentro anche io, fino al collo, ne faccio parte e lo nutro, diciamolo a scanso di equivoci.
Non c’è NIENTE di male a volersi costruire un futuro, una casa, un lavoro decente, una cerchia di amici, una famiglia se si vuole, ecc ecc.
Questo per fugare ogni ragionamento del tipo “se ragionassi così dovrei sentirmi in colpa per le cose più normali“.
No no, ammettiamolo però, gli ultimi diventano grandi, i primi, non solo perché sono molto più di noi, ma perché sono verità, anche se spesso inconsapevole.

E allora…cominciare a vivere in maniera un pochino più responsabile no?
E magari, mettere da parte le questioni di pelle e di nazionalità?
O meglio, parliamone in termini obiettivi.

Che poi ci siano problemi da affrontare, come una immigrazione mal gestita…o delle situazioni di scontro culturale possibile o reale (mettendo da parte quelli inesistenti e pilotati, che ci sono pure tra nord e sud Italia, cari italici compatrioti)…o criminalità concentrata in determinati contesti (MA NON SOLO)…questo è un altro discorso, DA AFFRONTARE.
Ma parlare di legalità, non equivale necessariamente a parlare di stato di polizia, di atomica, di vagoni di merce umana o roba del genere.

Se si affrontassero le cose con più cognizione, più coscienza storica, più materialismo (quello vero, non quello avvilente e mercificante), con più fede, per chi la sente (come me), con più umanità, per dirla con una parola, allora potremmo veramente fare qualcosa.

Giorno per giorno, come giorno per giorno si vivono le cose migliori.

Perché io non cambierò il mondo (sicuramente), né lo vedrò cambiato (quasi, sottolineo il quasi, sicuramente), ma potrei essere goccia di un oceano, non so se mi spiego…

E allora lì sì, potrei dire che sto bene, vivere bene, veramente, e se pure la mia vita finisse domani, rimarrebbe di me qualcosa di troppo bello a tutti quelli che mi amano, e riuscirei a godere delle cose piccole (leggi “immense“) come un sorriso gratuito di un uomo di cioccolata non molto alto, magro, con un buffo cappuccio, che è capace di donarmi questa smorfia della bocca tecnicamente insignificante, e mi appare felice, almeno in quel momento.
E io, quante volte sorrido al lavoro, seduto, con la mia scrivania, il mio computer,la mia poltrona e il mio telefono?

Buona vita a tutti, un abbraccio e un sorriso, che servono tanto.

Vostro,
Giovanni.

P.S.: non ho intenzione di morire domani, ovviamente era per dire, c’ho tanto, tanto da fare ancora…UUUUUH…anche se a pensarci bene una volta uno m’ha detto in faccia tranquillo, davanti a una pizza e a tanti amici “…che poi…niente di personale…ma la gente come te io la metterei davanti a un muro e gli sparerei un colpo, l’ho capito subito come sei. Ma non prenderla male…per carità…io potrei anche volerti bene“. Gli avevo appena chiesto di passarmi la maionese (cazzo quanto mi piace la maionese…)
Uh che sollievo, pensavo mi volessi male!
Al che gli ho risposto, tranquillo fuori ma tremando fin dentro le testosteroniche mutande dei miei vent’anni, (pur sapendo che quello un’arma ce l’aveva veramente, e di ordinanza) “…ok, fallo o taci“.
Come è andata? Ne sto parlando.

Quel giorno più non ci parlammo avante…

Scusatemi per il lungo ps…ma m’è venuto in mente all’improvviso.
Sono stato incosciente forse, ma in fondo è bello poter raccontare una cosa del genere.

P.P.S.: ho appena riletto il tutto…ci tengo a precisare…il testosterone è sempre lì come allora :D

Buon bloggheanno, vita!

mani

Eh già, un anno!!!
Oggi ci pensavo, e mi facevo mille ragionamenti su come sarebbe stato il post di festeggiamento.
Alla fine ho optato per la STRADA MAESTRA: scrivere a braccio.

Imprevedibilità e immediatezza, proprio come i traguardi cui l’ultimo anno di vita (e gli ultimi mesi in particolare) mi hanno portato.

Oggi rileggevo qualche post, e poi ho capito cosa è successo: Giovanni è talmente cambiato da non essere più Giovanni, e volete sapere il perché? Perché non è mai stato così VIVO e GIOVANNI come ora.

Contorto.
Anzi folle.
Come me. E va bene così! :)

Sorrido mentre scrivo, perché quest’anno bloggatico è iniziato fuggendo, irrompendo nel mondo.

Uscivo dall’ennesimo uragano, ammaccato e sporco.
Fuggivo ficcandomi in brevi, musicali e solitari week-end.
Riflettevo, correvo, immaginavo, cercavo, riscoprivo…
Mi sono fatto male e puntualmente mi sono rialzato, fermo nella fede che le cose sarebbero cambiate.
E quando sono cambiate? Proprio quando cominciavo a fare della parola “ormai” la mia amica più presente.

Pensavo che avrei fatto una cernita dei post più significativi…degli eventi…delle cose…ma li ho nel cuore, in toto, e vi ho donato un pizzico di ognuno, a voi che mi avete abbracciato e continuate a farlo.

E il pensiero, volato sugli eventi, torna all’oggi, un oggi strepitoso, che dà forma di sorriso alla mia bocca e al mio cuore.
Un oggi che vivo GIORNO PER GIORNO, con una mano nella mia, una mano nuova e fresca che però mi sembra di conoscere da sempre, ed un sorriso luminoso come il sole primaverile, tra tanti petali bianchi, di una folle margherita.

Buon bloggheanno vita, buona vita Gio…e che vita!!!
(potrà sembrare scontato un finale così…ma mai come ora ci sta tutto!).
A presto splendidi.
Vostro,
giovanni.