Serata preludio di notte insonne (spero ancora di no).
Emicrania latente, naso parzialmente e fastidiosamente chiuso.
Non riesco a leggere oltre il mio libro del momento, perdo tempo davanti allo schermo.
Faccio l’ennesimo punto sulla mia vita – lavorativa – e mi ritrovo a iniettarmi la mia dose della buonanotte di incazzature e invettive verso il sistema sbagliato, l’Italia retrograda…l’estero che è meglio…ecc ecc…
Poi mi viene in mente lui, fugace conoscenza mai – purtroppo – approfondita, anche se non è mai troppo tardi, mi viene da dire.
Raccolgo la sfida, chiudo gli occhi della mente per un istante e in dubbio ma autentico italiano scrivo parole che mi scaldano il cuore. E lo ringrazio.
“Felicità per me è la mia bambina, che scopro d’improvviso a fissarmi mentre parlo al telefono o con mia moglie. Che non può parlare eppure ferma il tempo. Che ferma le mie parole, qualunque esse siano, e mi ricorda che esisto.
Felicità per me è il suo sguardo fisso, puro, intenso, carico come un sapore intenso, come il sole che ti entra nella pelle e la abbronza, come lo schiaffo di un dio a cui segue una carezza.
Felicità è la sua prima sillaba, in labiale, duramente, fortemente, tenacemente prodotta alla vista di me, solo per me, gigante strano e familiare, che l’ha baciata tra guancia e tempia al suo quarto/quinto respiro su questo mondo, ancora bagnata di vita.
Felicità è quello che ho detto oggi a mia moglie, compagna dal cuore immenso:”…La cosa bella è che, qualunque cosa accada, per quanto sia dura una giornata, alla fine siamo sempre noi, noi TRE.”.”
E ora sono io a chiederlo: e per voi, cos’è la felicità?
Pensierini sciolti di un nevrotico che da “vittima” rischia di trasformarsi in carnefice (ovvero la storia di un po’ tutti noi).
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Sono incazzatissimo…possibile che non capiscano? Sono fatto così.
SONO IO. Con pregi (pochi ma buoni) e difetti (tanti e cattivi).
Riprendo il controllo di me.
Cacchio è più difficile di quanto pensassi…ma è così.
E poi lei mi ama così come sono.
A dispetto dei miei difetti, delle mie nevrosi, delle mie debolezze, delle mie pippe mentali…DEVO SMETTERLA DI AVERE SMANIE DI PERFEZIONE E ONNIPOTENZA!
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Da qualche giorno decido di non prendere l’autobus dalla metro al lavoro: mi sono reso conto che ci metto meno tempo a piedi (15 minuti), ci guadagno in salute, scende la mia pancia (che pure è “da passeggio” e piace tanto alla mia donna) e il giorno è più bello.
Ieri ne approfitto per telefonare a Gilberto.
Attraverso sulle strisce.
Un “gentil guidatore” inchioda per farmi passare, con uno sguardo che mi ha fatto immaginare dolci parole.
Un altro, ancor più gentile, lo sorpassa A DESTRA e inchioda più del primo, quasi mi investe.
Racconto la cosa a Gilberto in tempo reale.
Ah…quando ho iniziato ad attraversare, ovviamente la strada era sgombra, e i suddetti guidatori erano lontani, molto lontani.
Ah, dimenticavo, si tratta della Tiburtina.
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Alla stazione Tiburtina c’è una donna senza tetto.
Alle volte la trovo a dormire, altre volte seduta, sguardo perso, nella sua enorme stazza, a fumare una sigaretta, il volto sporco e scuro, e la morte negli occhi.
Stamattina un conte, figlio di contessa, quindi, ben vestito, insomma, un bravo ragazzo qualunque con cappottino e sciarpa annodata a modo…carino…le passa vicino e urla “SVEGLIA!”.
Poi, da vero uomo, si guarda intorno con sorriso intelligente e compiaciuto, e affretta il passo per disperdersi nella folla.
Quante carezze gli avrei dato…
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Stamattina vedo una due donne e un bambino.
Vestite normali.
Nessun segno particolare.
Gente comune, il bimbetto era una pagnottina in un piumino rosso col cappuccio.
E zompetta, mentre entrano tutti insieme in un grosso cancello dove c’è scritto “Ingresso colloqui familiari”.
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Ho lo stomaco gonfio.
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Io e la margheritafolle stiamo per sposarci.
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E stiamo per comprare una macchina, e sarà bellissima e SCELTA DA NOI.
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Stanotte ho dormito 4 ore e mezza circa.
E male.
Ma ho portato avanti un lavoro.
E ne ho concluso un altro che dovevo fare gratuitamente, ma non ho saputo gestire.
Uhm…a soldi funziono…a gratisse non sempre…L’importante è che poi sono andato a dormire tra le braccia della mia principessa, che mi ama.
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La mia margherita è sempre presente nei miei pensieri, anche nei pensierini sparsi.
Margheritina, ti amo da impazzire!
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Infine, stamattina al lavoro trovo questo video su repubblica, poi recuperato su youtube e subito postato.
Mi ha fatto venire in mente che non siamo un cazzo.
Siamo una puzzetta nell’universo.
Ma è bellissimo così, sapere che non sei niente, che tutto esiste, sempre è esistito e sempre esisterà, e puoi prendere parte a tutto questo, perché sei un pezzetto d’eternità.
Tutto esiste, a prescindere dalle cazzate, piccole e grandi.
E in questo tutto che esiste…noi.
Buona visione, buona vita…e sfanculate il resto.
Gio.
“Concedimi qualche momento di serietà, dopotutto ai seri si concede qualche momento di follia…“.E me l’ha detto con uno sguardo disarmante.
Ieri è stata per me una giornata di risveglio, anche se travagliato.
Mal di testa come pochi, ma almeno dopo una serata di divertimento memorabile.
Alla sera eravamo da soli, in silenzio, il dolore era ormai un ostinato debole intruso consapevole della sua imminente dipartita.Io e lei, soli con noi stessi, fermi, e d’un tratto un sorriso piega di nuovo la mia bocca, e intanto si diradavano come la nebbia al sole i ricordi delle lacrime, della rabbia, delle liti…
“Sì, sono tornato, ci sono sempre stato, anche se nascosto, perché tu mi sei stata vicina“.
Ho capito molte cose, ho fatto un altro giro di boa, e ora i miei muscoli sono più forti.
Poi quello sguardo, per lei inconsapevole, che mi mette ancora di più a nudo.
“… perdonami, mi sconvolgi… mi stai facendo quello stesso sguardo che la sera del gatto blumi ha fatto dire tutte quelle cose…“.
Giovanni è tornato, criptico e felice, carico e deciso, folle e romantico, con tante novità.
Giovanni e Chiara iniziano un nuovo cammino insieme, cercano casa, progettano il loro matrimonio, sognano i loro figli, e lo fanno in maniera totale.
E non importano le discussioni, lo stress, il traffico, le opinioni di persone pure importanti, la religione con tutte le sue “forme”, contiamo solo noi.
Punto.
Ed è questa la nostra felicità, che è aperta, totale, vogliosa di essere condivisa, eppure protetta dagli attacchi - sicuramente inconsapevoli – di certe “ragioni”, di certe “forme” mai esistite che però al dunque riemergono, frutto di modi di pensare che per quanto in buona fede, semplicemente non ci appartengono.
Nulla ci attaccherà, nulla potrà intaccare quello che siamo, perché io e te siamo io e te, e basta.
Chiara, voglio vivere la mia vita con te.
In te.
In noi.
Giopasso.
P.S.: il video che vi propongo l’ho trovato per caso oggi, mi è tanto piaciuto…