Si ricomincia!

IMG_3442Ma ciao!

Non oso andare a vedere quanto tempo allontana questo post dall’ultimo. So solo che ad un certo punto, dopo tanto tempo ho riaperto questa pagina ed ho trovato una bella sorpresa: più d 8000 messaggi di spam che andavano dai surrogati del viagra ai migliori sistemi di investimento fino a sedicenti signorine russe in cerca di un italiano ‘just as you are’ (sorvoliamo vi prego).

Lì ho dato il mio contributo alla scienza. Che c’entra?? C’entra c’entra, perché ho individuato l’unità di misura della trasandatezza: lo spam, appunto.

Dopo una risatina sul fatto in sé mi sono reso conto che trascurare il blog è significato in un certo senso trascurare me stesso e anche un po’ tutte le cose belle che mi sono successe in tutto questo tempo.

Questo blog è nato per riprendere possesso di ogni giorno della mia vita, tenermi sveglio dal torpore in cui sembra che a volte la vita voglia farci piombare con le preoccupazioni di ogni giorno, e anche per evitare di cominciare a ragionare, oltre che a scrivere, per tag, nomi di funzioni camelCased e parametri vari (maledetta deformazione professionale).

E quindi dopo opera di bonifica dallo spam, backup, aggiornamento, e incerottamenti vari, ero arrivato al punto di voler cambiare anche la veste grafica ma…ci ho ripensato. E sì perché mi ero reso conto che era forse un modo un po’ subdolo per rimandare la decisione: ricominciare a scrivere o no? Mi sono riletto qualche post precedente e ho capito che valeva la pena di rimandare le questioni estetiche, per le quali c’è sempre tempo, e ciancio alle bande…SCRIVERE!

Allora, un breve aggiornamento sugli ultimi eventi in ordine cronogiovannico (insomma, quel che ricordo in ordine temporale, il resto qua e là, fate voi).

  • Mi sono sposato con la margheritafolle (oh…ragassssi….è stata la cosa migliore che potessi fare!!!)
  • Siamo stati in viaggio di nozze in Spagna e Portogallo
  • Ci siamo comprati casa
  • abbiamo avuto una invasione da parte di un roditore che ci ha cacciato di casa
  • abbiamo fatto lavori di ristrutturazione
  • sono stato in cassa integrazione, incazzato, vessato, depresso e sono pure ingrassato
  • ma sobre de todo…abbiamo una figlia meravigliosa che si chiama…MARGHERITA!!! (poteva chiamarsi altrimenti???)
  • ho comprato uno scooter
  • l’ho sfasciato in un incidente
  • mi sono sfasciato una chiappa e un gomito (contusioni, nulla di più, ma toste a guarire)
  • ora è in riparazione
  • non sono più dimagrito

Allora, ce ne sono di cose, devo dire.

Non so chi leggerà questo blog che un tempo aveva il suo modestissimo ma affezionato pubblico, probabile che questo post verrà letto tra chissà quanto tempo, ma fa lo stesso, anzi, è la mia piccola sfida.

Un saluto tra me e me (per ora).

Sul perdono

perdonoIl perdono è spesso l’indicatore della vigliaccheria di chi lo riceve.

Certo non è facile tornare dopo mesi di silenzio con una frase del genere, ma era troppo importante.

Pensateci su, immaginate una situazione come quella che segue.
Avete appena fatto del male ad una persona.
Ora, non importa quanta intenzione ci abbiate messo.
Che siate delle persone stronze e senza scrupoli che fanno del male gratuitamente, che siate in piena confusione e le parole vi escano di bocca senza che ve ne rendiate conto e non comprendiate il loro vero peso se non dopo che i bollori siano passati…insomma, vi siete trovati a fare del male.

Per di più, lo avete fatto a chi farebbe di tutto per voi, sacrificherebbe qualunque cosa.

Lo avete fatto.

Che succede? Spesso segue silenzio, con vari goffi tentativi di capire, e soprattutto di proporre/imporre le proprie ragioni.
Silenzio.

Ad un certo punto la solita vocina, quella che si potrebbe a ragione chiamare Dio, o coscienza, o quel che vi pare, non vi parla sulla spalla con l’aspetto di un chierichetto in gonnella o di un maniaco attillato in rosso, bensì suggerisce poche e semplici parole: “mi dispiace davvero, non so che dire, ma ti chiedo scusa”.

Che poi basterebbero anche solo le ultime tre.
No no, non è la soluzione più facile e vigliacca, no, il meglio deve ancora venire.

E certo, perché d’istinto capite che si tratta della soluzione migliore, eppure…niente, la lingua si inchioda all’orgoglio, e non le dite.

Ma c’è di più.

Quella vocina, impertinente e tenace, vi suggerisce qualcosa di ancora più scandaloso: l’altra persona, dietro il suo aspetto offeso e dispiaciuto, vi ha già perdonato, ed è pronta a dimostrarvelo, non a parole, se solo glie ne date la possibilità.

Ecco, volevo arrivare qui.

Ora, il problema non è solo l’orgoglio, ma il sapere che siete già stati perdonati, e vi sentite vigliacchi.
Perché? Ma è semplice: l’altra persona è già andata talmente oltre da aver fatto uno dei più grandi atti d’amore, e aver risolto una situazione che nemmeno nottate di spiegazioni, libri, trattati di morale o discussioni a più voci potrebbero risolvere.

BAM.

Finito tutto, e voi vi trovate soli, tenacemente aggrappati alle vostre “ragioni” e via dicendo.

E per qualche istante, qualche lungo istante, non ce la fate proprio a dire “ti chiedo scusa”, proprio perché l’altra persona è lì pronta, senza malizia, a stroncare quelle parole con un gesto, uno sguardo, qualcosa di minimo ed immenso, a segno di un sentimento che nemmeno il male che è più male potrebbe minimamente scalfire.

Alla fine, dopo quei lunghi istanti lo dite, “ti chiedo scusa”, e ricevete il perdono.

Tremendo eh?
Ti fa capire quanto sei piccolo, quanto idiota è l’orgoglio, ma soprattutto quanto non esistano problemi che la semplicità devastante dell’amore non possa risolvere, senza analizzare, senza capire, scomporre e ricomporre.
Annullando, in pace.

Mi torna in mente il film “Schindler’s List”: l’ufficiale che faceva tiro a segno dalla finestra riceve una lezione sul “perdono” che un herr Shindler gli propone per salvare delle vite, proponendogliele come un atto di potere.

Lui va in bagno, il bambino ha lasciato un alone nella vasca da bagno che stava pulendo, lui fa per picchiarlo e poi, ricordando quelle parole, lo perdona, come farebbe un imperatore austro-ungarico, e lo manda via.

Poi un lampo, la coscienza della sua piccolezza, di quel perdono finto che lo smaschera, e lo rende nudo e verme a sé stesso, non regge e spara dalla finestra a quel bambino.

Sappiamo dalla storia e dal film quanto poco lontano (grazie alla vita) sia arrivato questo inutile essere.

Finisco qua, aggiungendo un “grazie” a chi sa perdonarmi, piccolo piccolo, come me.

E dopo mesi dico ancora “…CHE VITA!”, con il pugno serrato, per non far scivolare via la fede.